Bello di papà

di Vincenzo Salemme
regia: Vincenzo Salemme
scene: Alessandro Chiti
costumi: Mariano Tufano
musiche: Antonio Boccia
con: Vincenzo Salemme
e con: Biancamaria Lelli, Giovanni Ribò,
Massimiliano Gallo, Rosa Miranda,
Domenico Aria, Roberta Formilli,
Antonio Guerriero, Adele Pandolfi,
Franco Cortese
produzione: Chi è di scena! / Diana Or.I.S.

Bello di papà è una commedia scritta una prima volta nel 1996 e destinata ad una coppia di comici con cui avevo in progetto di collaborare. Io ne avrei curato anche la regia ma non vi avrei preso parte in veste di attore. Per una serie di motivi la commedia non vide mai il palcoscenico. Rimase come si suol dire “nel cassetto”.

L’anno scorso dovevo decidere lo spettacolo da realizzare in questa stagione e mi capitò di rileggere questo copione del 1996. Mi piacque molto il soggetto intorno al quale si svolgeva la vicenda, ma sentii l’esigenza di rimetterci le mani per rendere quello stesso spunto più completo, più articolato, più adatto insomma ad una vera e propria compagnia teatrale.

Si parla di un uomo (Antonio) che ha paura di crescere, di prendersi la responsabilità che la vita da adulto impone: consolidamento del rapporto con la fidanzata Marina, un figlio… Lui non ne vuole sapere, Marina spinge per convincerlo. Un giorno succede che il miglior amico di Antonio, Emilio, ha una grave crisi depressiva che gli fa perdere il lavoro e lo mette in ginocchio. Uno psicanalista da strapazzo convince il povero Emilio che il suo problema nasce dalla mancanza della figura paterna (Emilio è orfano dall’infanzia) nel momento cruciale del suo sviluppo di uomo. Quindi lo cura con ipnosi e sedativi riportandolo indietro nel tempo. Emilio adesso si comporta come un bambino e in queste condizioni si presenta a casa di Antonio, perché non ha nessun altro che possa fargli da padre! Inizierà così una girandola di colpi di scena con scambi di ruolo dove i figli non sono più figli e i padri hanno paura di essere padri. Con mamma e parenti a difendere i soldi di famiglia e famiglie che si sfaldano con l’arrivo dei falsi bimbi. E la maturità sembra sempre più allontanarsi dall’unico vero bambino, il povero Antonio.