UN AUTUNNO DI FUOCO – FESTIVAL DI BORGIO VEREZZI 2018

PRESENTAZIONE:

Una donna anziana barricata in casa e un intruso che si infila dalla finestra: così inizia questa commedia dolce e graffiante sui delicato e spesso esplosivi rapporti tra madri e figli. Ma Alessandra non è una vecchietta indifesa, ma un’artista quasi ottantenne che si chiude in casa minacciando di dar fuoco a tutto piuttosto che finire in una casa di riposo. Sarà Chris, il più giovane dei tre figli, a dover convincere Alessandra a lasciare l’alloggio, mentre le prime bombe emotive a detonare.

NOTE DI REGIA

Quando ho letto per la prima volta Un autunno di fuoco la prima suggestione che mi si è presentata alla mente è stata la bellissima poesia di Dylan Thomas “Do not go gentle into that good night”, un’acuta e emozionante esplorazione in versi sul tema della morte e del morire, come possibile gesto estremo di ribellione.

Ma quello di Thomas è anche un estremo urlo di vita, un imperativo che il poeta ci rivolge per ricordarci di come, nell’impossibilità di prevedere le circostanze della ne della nostra storia, dovremmo vivere il tempo che ci è dato. La consapevolezza della morte, infatti, dovrebbe ampli care la passione e l’energia sovversiva con cui decidiamo di vivere il nostro percorso.

Il testo di Coble prende spunto (inconsapevolmente?) da que- sta poesia, se è vero che Alexandra, la protagonista, si ri uta caparbiamente di andarsene mite all’altro mondo: piuttosto che cedere alle richieste dei suoi gli, che vorrebbero “neutralizzare” la sua vecchiaia tra le mura di una casa di cura, preferisce barricarsi in casa e difendersi, con degli ordigni fatti in casa, dai possibili attacchi di un mondo esterno da cui si sente incompresa e tradita.

Sarà il terzo glio Chris, che Alexandra non vede da vent’anni, ad accompagnarla, attraverso un percorso di ri essione condivisa che è anche un tagliente e ironico incontro-scontro generazionale, verso una nuova consapevolezza: può esserci bellezza anche nella disgregazione delle cose, in un’età in cui, anche se il corpo perde forza e memoria, si può ancora guardare avanti verso traguardi nuovi e diversi, anche se magari posti appena pochi metri fuori dalla porta.

Lo spettacolo asseconda i livelli emotivi del testo, che, proprio come nella vita, sfuma dal registro di commedia brillante e surreale, articolata sull’incessante e caustico botta e risposta madre/ figlio, verso quello di una scrittura introspettiva più complessa e profonda, scandita dall’alternarsi dei monologhi dei due protagonisti. Alla ne la vecchiaia si rivela come una condizione relativa, di perdita ma anche di conquista, che sta a noi investire di significato e di bellezza.

Milena Vukotic, attrice straordinaria con cui sono profondamente onorato di lavorare, è l’interprete allo stesso tempo delicata e profonda che può restituire tutte le sfumature e la complessità di Alexandra: spirito libero, sguardo cinico e dissacrante, madre amorevole e donna senza radici. Maximilian Nisi, attore poliedrico e sensibile, è l’ideale controparte in grado di restituire tutta la straordinaria e dolorosa umanità di cui il personaggio di Chris è portatore.

Una scena che oscilla tra realismo e simbolismo, segnata dalla presenza incombente di un albero che ci riporta, allo stesso tempo, alle stagioni della vita e a ciò che resta dopo di noi; musiche che echeggiano, a tratti remixandolo, al passato remoto; luci che, nella tradizione espressionista, rendono vivi i sentimenti e le emozioni dei due interpreti: Un autunno di fuoco è uno spettacolo che prova a parlare con leggerezza della morte e con profondità del senso della vita.

Marcello Cotugno

Foto di Claudio Ammendola

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