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| Cosa
dirà la gente? |
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| scheda | Autore |
Lino Carpinteri e Mariano Faraguna | |
Regia |
Francesco Macedonio | ||
| comunicati stampa | Scene |
Sergio D'Osmo | |
| rassegna stampa | Costumi |
Fabio Bergamo e Andrea Buggini | |
| foto di scena | Musiche |
Livio Cecchelin | |
![]() |
Con | Ariella
Reggio, Orazio Bobbio
e Gianfranco
Saletta Bruno Cappelletti, Gualtiero Giorgini, Adriano Giraldi, Maria Grazia Plos, Marzia Postogna, Maurizio Repetto, Mariella Terragni, Maurizio Zacchigna |
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| e con | Livio Cecchelin, Cristiano Ongaro, Rudy Ongaro, Tony Kozina | ||
| e con | gli
allievi dell'Accademia Teatrale "Città di Trieste" Isaura Argese, Fabiana Bisulli, Sara Cechet, Silvia Cesca, Daniela Dellavalle, Andrea Germani, Vesna Hrovatin, Lara Komar, Fulvio Koren, Gian Maria Martini, Chiara Pasqualini, Julian Sgherla, Raffaele Sinkovich e Maria Giustina Testa e le allieve dell'Associazione Arteffetto Michela Carsi, Veronica Francardo, Lorenza Mamolo e Ambra Maria Mezzalira |
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| "Mi
credo che i scrivi 'sta roba solo per insempiar la gente". Era
il 1945 quando Tullio Kezich sentì un uomo pronunciare questa frase
mentre leggeva i titoli dei giornali esposti in un'edicola. Erano tempi
difficili per Trieste e quell'espressione in dialetto, così immediata
e sdrammatizzante, sembrava riassumere un atteggiamento diffuso di diffidenza
e disorientamento. Kezich ne parlò a Lino Carpinteri e Mariano Faraguna
e presto la frase entrò a far parte del loro lessico redazionale,
diventando un intercalare, una battuta di contrappunto nel lavoro quotidiano.
Quando nel '49 il foglio satirico della "Cittadella" fu inserito
nel "Giornale del Lunedì" e poi nel "Giornale di Trieste"
(che nel '54 avrebbe ripreso la vecchia testata de "Il Piccolo")
fu creato uno spazio per una rubrica fissa. Nacque così Cosa
dirà la gente?, piccolo box destinato a registrare veri e ipotetici
commenti dell'uomo della strada sui fatti più importanti del momento.
A chiusa permanente della rubrica venne posta la frase pronunciata dallo
sconosciuto di fronte all'edicola anni prima: non c'era espressione più
appropriata per suggellare al meglio quello spirito diffidente e ipercritico,
e quindi umoristico, cui si consacravano i dialoghi. Per cinquant'anni Cosa dirà la gente? è rimasto invariato soprattutto nella filosofia di fondo: fermare in brevi, fulminanti pensieri un certo modo di essere e di porsi di fronte alle cose del mondo di una parte dell'anima triestina. In questo nuovo spettacolo quello spirito torna nei numeri di un varietà annunciati dalla lettura di diversi fogli della "Cittadella": attraverso le voci popolari - un marittimo, un avventore d'osteria, una signora di "Città Vecia" - prende corpo la scenetta, l'operina musicale, la canzone che nell'assieme ridanno espressione alla straordinaria e felicissima invenzione poetica di Carpinteri e Faraguna. |
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