LA CONTRADA - TEATRO STABILE DI TRIESTE

 
Libero adattamento di Roberto Lerici - Regia di Francesco Macedonio
Scene e costumi di Andrea Stanisci - Musiche di Massimiliano Forza
 
con Antonio Salines
con la partecipazione di Giorgia Trasselli e Luca Sandri
 
 

LA STAMPA - domenica, 29 aprile 2007

Esercizi di stile sul gatto di Feydeau
Ingegneria teatrale. Un'opera giovanile ma con le audacie del grandi capolavori.


di Masolino d'Amico



I contemporanei definirono Georges Feydeau (1862 - 1921) un "matematico del teatro" ovvero un "ingegnere della scena", inventore di ingranaggi complicati quanto infallibili - sincronia di porte aperte e chiuse, scambi di persona protratti fino al parossismo. La sua seconda specialità come tutti sanno è di allegro fustigatore dei costumi, soprattutto delle ipocrisie, della borghesia francese del suo tempo. Nessuna di queste due caratteristiche innegabile basta peraltro a spiegare la durata del suo successo, che prosegue ai nostri giorni, quando quella società non esiste più, e di quei meccanismi abbiamo visto tante imitazioni e degradazioni. Il punto è che Feydeau, come i maestri supremi della comincità - Molière, mettiamo; o Chaplin - dà poco spazio a come la creatura umana finge di essere, per mostrarla invece com'è davvero, ossia immancabilmente avida, bugiarda, opportunista, furbastra; i conflitti dei suoi personaggi non sono tra buoni e cattivi, ma tra individua egualmente privi di scrupoli e tesi in tentativi di approfittarsi gli uni degli altri talmente scoperti da diventare ingenui, quindi divertenti. Questo cinismo universale fa la forza degli intrecci più smaccatamente strampalati: accettiamo volentieri le improbabilità della trama, perchè riconosciamo la plausibilità dei comportamenti.

Il gatto in tasca, proposto dalla Contrada di Trieste, in un adattamento di Roberto Lerici rispettoso del sapore d'epoca, appartiene a un Feydeau alle prime armi ma già audacissimo come inventore di situazioni. Per costringere l'Opéra di Parigi a mettere in scena un Otello musicato da sua figlia, un ricco industriale (zucchero per diabetici!) pensa di mettere sotto contratto un grande tenore emergente e poi offrirlo come merce di scambio. Poi però scambia per il tenore il figlio scioperato di un suo amico di provincia, il quale accetta volentieri il lauto stipendio propostogli in cambio di qualche esibizione.

 

Il quiproquo sull'identità di questo giovanotto dura per tutta la prima parte dello spettacolo nella seconda se ne sfrutta invece un altro, legato alla sfacciataggine con cui lo pseudotenore non si perita di far la corte alla moglie del suo anfitrione, credendola però consorte di un medico ospite da costui. Due signore sposate ricevono così proposte, una direttamente, una tramite biglietti, ed entrambe si mostrano prontissime ad accettarle; alla lunga però si pestano i piedi, e il nostro eroe finisce per impalmare la figlia compositrice. Gli otto caratteri hanno in comune il fatto di credersi tutti più o meno astuti (compreso un cameriere lazzarone), ma poi di non riuscire fino in fondo nei loro obiettivi.

L'allestimento diretto da Francesco Macedonio in una scenografia ostentatamente semplice e colorita, con quinte e poche suppellettili, di Andrea Stanisci, è un perfetto esercizio di stile, da mostrare nelle scuole di arte drammatica. Tra gli interpreti, tutti impeccabili, spiccano la delicatezza di Antonio Salines che è l'orditore dell'intrigo, incapace di rendersi conto della propria stupidità, e la sicurezza di Gianluca Guidi come il presunto tenore, pronto ad approfittare della situazione; ma vanno ricordati accanto a loro anche Francesca Bianco, Gianfranco Saletta, Marzia Postogna, e la beniamina locale Ariella Reggio. Pubblico fitto e deliziato, ancora fino al 2 maggio.

 
 
Scheda dello spettacolo
Locandina dello spettacolo edizione 2006/2007 (2,80 MB)
Rassegna Stampa - Esercizi di stile sul gatto di Feydeau di Masolino d'Amico
Foto di scena edizione 2006/2007