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	<title>La Contrada - Teatro Stabile di Trieste &#187; Storia</title>
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	<description>La Contrada nasce a Trieste nel 1976 per volontà degli attori Ariella Reggio, Orazio Bobbio, Lidia Braico e del regista Francesco Macedonio, con la denominazione di “Teatro Popolare La Contrada”.</description>
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		<title>Storia &#8211; un percorso lungo 35 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 09:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Teatro Popolare “La Contrada” nasce a Trieste il 22 aprile 1976, per iniziativa degli attori Orazio Bobbio, Ariella Reggio, Lidia Braico e del regista Francesco Macedonio. <span style="color:#777"> . . . &#8594; Continua...<a href="http://www.contrada.it/chi-siamo/storia/storia-un-percorso-lungo-35-anni"></a></span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Teatro Popolare “La Contrada” nasce a Trieste il <strong>22 aprile 1976</strong>, per iniziativa degli attori Orazio Bobbio, Ariella Reggio, Lidia Braico e del regista Francesco Macedonio. L’originaria denominazione di quello che in seguito sarebbe divenuto La Contrada – Teatro Stabile di Trieste, fu suggerita da Ariella Reggio, con l’intendimento di unire tra loro un termine capace di evocare le origini triestine della compagnia e un vocabolo che, in piena sintonia con il concetto di “autogestione” degli anni Settanta, indicasse un teatro che intendeva porsi in alternativa a quello ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify;">La costituzione della compagnia e l’avvio delle attività artistiche sono, in verità, il punto d’arrivo di un lungo percorso maturato dai fondatori attraverso anni di discussioni, stimoli, progetti. Senza dubbio gioca in favore della nascita della Contrada la comune appartenenza dei quattro fondatori al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, all’interno del quale, da molti anni, svolgevano la loro attività artistica.<span id="more-2588"></span></p>
<div id="attachment_2590" class="wp-caption alignleft" style="width: 119px"><a href="http://www.contrada.it/wp-content/uploads/2011/06/Marcovaldo.png"><img class="size-medium wp-image-2590 " title="Marcovaldo" src="http://www.contrada.it/wp-content/uploads/2011/06/Marcovaldo-182x300.png" alt="" width="109" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Orazio Bobbio in &quot;Marcovaldo&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Priva di una propria casa, nei primi anni la compagnia svolge attività itinerante, spesso ricevendo ospitalità presso la Sala Auditorium. Qui, il <strong>20 maggio 1976,</strong> debutta il primo spettacolo, <strong><em>A casa tra un poco</em></strong>, su testo di Roberto Damiani e Claudio Grisancich. Sono i difficili giorni del terremoto, e la sala si riempie a stento. Nonostante ciò, la compagnia non si perde d’animo, e decide di affrontare un territorio artistico al tempo poco esplorato: quello del teatro ragazzi. Nel novembre dello stesso anno va in scena <strong><em>Un teatrino, due carabinieri, tre pulcinella e uno spazzino</em></strong> di Tonino Conte e Lele Luzzati: il successo è completo e la Contrada decide di proseguire su questa linea, allestendo quello che è considerato una pietra miliare nella storia del teatro ragazzi italiano, <em><strong>Marcovaldo</strong></em> di Sergio Liberovici. Lo spettacolo effettua alcune centinaia di repliche in tutta Italia e consente alla Contrada di farsi conoscere quale migliore compagnia del settore.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni successivi il gruppo continua la propria attività alternando il teatro ragazzi con la drammaturgia destinata a un pubblico adulto: vengono presentati con successo numerosi spettacoli, tra i quali <em><strong>Marionette in libertà, Don Chisciotte, La vecchia e la luna</strong></em> e <strong><em>Un sial per Carlotta</em></strong> di Ninì Perno con Sergio Endrigo. Tra il 1978 e il 1980, in collaborazione con il Comune di Muggia, la Contrada organizza le prime tre rassegne <strong><em>“Teatro Ragazzi in piazza”</em></strong>, che costituiscono un’importante vetrina nazionale e internazionale, ma anche un momento di incontro e confronto tra gli operatori del settore.</p>
<p style="text-align: justify;">La svolta nell’attività della Contrada avviene nel novembre del <strong>1982</strong>, quando il gruppo, alla ricerca di uno spazio ove rappresentare la nuova produzione per ragazzi – <em><strong>Teatro per fisarmonica</strong></em> di Francesco Macedonio –, prende in affitto l’allora cinema-teatro Cristallo. L’esito positivo dell’esperienza spinge Orazio Bobbio a rinnovare il contratto per organizzare, all’inizio del <strong>1983</strong>, la prima rassegna per ragazzi <strong><em>“A teatro in compagnia”</em></strong>. Il successo ottenuto dalla manifestazione convince la Contrada – non senza dubbi e incertezze – a chiedere la gestione del Cristallo, trovando così una sede stabile. Apportate alcune necessarie modifiche alla sala, ci si prepara a un passo importante: la proposta di un cartellone serale per adulti. Il rischio è altro, considerando che in città è già attivo da anni un Teatro stabile, ma Orazio Bobbio decide di tentare la fortuna. Alla prima stagione <strong>1983/1984</strong>, aperta da un Recital di Franca Valeri, si abbonano 186 spettatori: un numero esiguo, ma le presenze a teatro aumentano in modo esponenziale, cosicché già alla seconda stagione gli abbonati sono 1983.</p>
<div id="attachment_2593" class="wp-caption alignright" style="width: 141px"><a href="http://www.contrada.it/wp-content/uploads/2011/06/due-paia-di-calze-di-seta-di-Vienna.png"><img class="size-medium wp-image-2593 " title="due paia di calze di seta di Vienna" src="http://www.contrada.it/wp-content/uploads/2011/06/due-paia-di-calze-di-seta-di-Vienna-218x300.png" alt="" width="131" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Ariella Reggio e Mimmo Lo Vecchio in &quot;Due paia di calze di seta di Vienna&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Da quel momento inizia un fortunato percorso artistico accompagnato dai consensi crescenti di pubblico e critica, che si consolidano nel <strong>1986</strong>, quando va in scena uno dei testi-simbolo nella storia della Contrada: <em><strong>Due paia di calze di seta di Vienna</strong></em> di Carpinteri e Faraguna. Con questa commedia – destinata a essere ripresa numerose volte – prende avvio un fortunato sodalizio artistico tra la compagnia e i due autori triestini che, negli anni a seguire, scriveranno numerosi testi di successo: <em><strong>Un biglietto da mille corone</strong></em> (1987), <em><strong>Marinaresca</strong></em> (1988), <em><strong>Co’ ierimo putei…</strong></em> (1989), <em><strong>Sette sedie di paglia di Vienna</strong></em> (1991), <em><strong>Putei e putele</strong></em> (1992),<em><strong> Pronto, mama…?</strong></em> (1993), <em><strong>Locanda Grande</strong></em> (1994) e il più recente<em><strong> Cosa dirà la gente?</strong></em> (2004).</p>
<p style="text-align: justify;">A fianco di un percorso artistico dedicato al teatro in lingua triestina, la Contrada, sin dalle prime stagioni, produce spettacoli destinati al circuito nazionale: <em><strong>Tango viennese</strong></em> di Peter Turrini (1984, 1986 e 1993), <em><strong>Un’ora d’amore</strong></em> di Josef Topol (1986), <em><strong>Buon Natale amici miei</strong></em> di Alan Ayckbourn (1987), <em><strong>Vecchio mondo</strong></em> di Aleksej Arbuzov (1988), <em><strong>Storie d’amore</strong></em> di Anton Cechov (1989).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>1988</strong> la Contrada riceve dall’allora Ministero per il Turismo e lo Spettacolo il riconoscimento quale <strong>Teatro Stabile di produzione a iniziativa privata</strong>. Si tratta di un importante traguardo che, se da un lato garantisce alla compagnia i finanziamenti statali, dall’altro impone elevati standard qualitativi e produttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anni a venire sono densi di attività e segnano il raggiungimento di nuovi traguardi, sia per quanto riguarda il numero degli abbonati e l’affluenza totale, sia dal punto di vista delle produzioni e del personale impiegato. Per il circuito nazionale vengono prodotti importanti spettacoli, che segnano la stagione dedicata alla drammaturgia mitteleuropea: <em><strong>Emigranti</strong></em> di Slawomir Mrozek (1991), <em><strong>La panchina</strong></em> di Alexandr Gel’man (1991), <em><strong>Omobono e gli incendiari</strong></em> di Max Frisch (1993), mentre si dà avvio a un nuovo percorso sul teatro brillante, mettendo in scena <em><strong>La presidentessa</strong></em> di Umberto Simonetta (1990). Sul fronte del teatro in lingua triestina, i repertori comici si arricchiscono con la messinscena di un testo drammatico, <em><strong>Un baseto de cuor</strong></em> di Claudio Grisancich (1994).</p>
<div id="attachment_2595" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://www.contrada.it/wp-content/uploads/2011/06/sorelle-materassi.png"><img class="size-medium wp-image-2595 " title="sorelle materassi" src="http://www.contrada.it/wp-content/uploads/2011/06/sorelle-materassi-300x197.png" alt="" width="180" height="118" /></a><p class="wp-caption-text">Lauretta Masiero, Ariella Reggio e Isa Barzizza in &quot;Sorelle Materassi&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Con la metà degli anni Novanta si assiste a un rinnovamento dei repertori sia in lingua triestina, sia di quelli destinati alle piazze nazionali. Nel primo caso si intraprende un’indagine sul teatro di <strong>Angelo Cecchelin</strong>, mettendo in scena <em><strong>El mulo Carleto</strong></em> (1996) e <em><strong>El serpente de l’Olimpia</strong></em> (1999), inframmezzati da un allestimento di particolare impatto, <em><strong>Antonio Freno</strong></em> di Ninì Perno e Francesco Macedonio (1997). Sul versante delle produzioni nazionali si apre un percorso sul teatro brillante degli anni Trenta: dopo il fortunato <em><strong>Centocinquanta la gallina canta</strong></em> di Achille Campanile (1994) – che, tra l’altro, segna l’approdo a Trieste del regista Antonio Calenda – vengono messi in scena <em><strong>Non ti conosco</strong></em> più di Aldo De Benedetti (1996) con Lauretta Masiero e <em><strong>Sorelle Materassi</strong></em> da Aldo Palazzeschi (1998) con Masiero, Reggio e Isa Barzizza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 1998 segna l’avvio di una proficua collaborazione con Tullio Kezich. Per la Contrada scrive quattro testi che rappresentano alcuni tra i vertici assoluti della drammaturgia in lingua triestina: <em><strong>L’americano di San Giacomo</strong></em> (1998), <em><strong>Un nido di memorie</strong></em> (2000) e <em><strong>I ragazzi di Trieste</strong></em> (2004) che costituiscono la “Trilogia triestina”, cui si aggiunge <em><strong>L’ultimo carnevàl</strong></em> (2002), splendida riflessione drammaturgica sulla figura di Italo Svevo.</p>
<div id="attachment_2597" class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><a href="http://www.contrada.it/wp-content/uploads/2011/06/daddyblues.png"><img class="size-medium wp-image-2597 " title="daddyblues" src="http://www.contrada.it/wp-content/uploads/2011/06/daddyblues-300x195.png" alt="" width="180" height="117" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Columbro e Paola Quattrini in &quot;Daddy Blues&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify;">Gli anni più vicini a noi segnano un nuovo capitolo nelle proposte artistiche della Contrada. La drammaturgia in lingua triestina si apre a tematiche che affrontano un’indagine all’interno del tessuto sociale di Trieste: <em><strong>Sariandole</strong></em> di Roberto Curci (2006), <em><strong>Vola colomba</strong></em> di Pierluigi Sabatti (2007),<em><strong> Tramachi </strong></em>di Roberto Curci (2008), <em><strong>Remitùr</strong></em> di Ugo Vicic (2009) e <em><strong>Fuori i secondi</strong></em> di Enrico Luttmann (2010). Le produzioni nazionali, infine, si sono rivolte sia a testi di Pino Roveredo (<em><strong>Ballando con Cecilia</strong></em>, 2001; <em><strong>Capriole in salita</strong></em> e <em><strong>Caracreatura</strong></em>, 2009), sia al repertorio anglosassone (<em><strong>Io e Annie</strong></em> di Woody Allen, 2003; <em><strong>Rose</strong></em> di Martin Sherman, 2004; <em><strong>I ragazzi irresistibili </strong></em>di Neil Simon con Johnny Dorelli e Antonio Salines, 2004; <em><strong>Il divo Garry</strong></em> di Noël Coward con Gianfranco Jannuzzo, 2007), alla drammaturgia contemporanea italiana (<em><strong>Italiani si nasce</strong></em> di e con Maurizio Micheli e Tullio Solenghi, 2009), a quella contemporanea francese (<em><strong>Daddy Blues</strong></em> di Bruno Chapelle e Martyne Visciano, con Marco Columbro e Paola Quattrini, 2011), ma anche a un grande classico quale <em><strong>I rusteghi</strong></em> di Carlo Goldoni (2003).</p>
<p style="text-align: justify;">A fianco della Contrada è sorta nel 1998 l’<strong>Associazione “Amici della Contrada”</strong>, che si è fatta promotrice di numerose iniziative culturali di successo, tra le quali le Stagioni di <em>“Teatro a Leggìo”</em>. Nel 2003, infine, si è costituita l’<strong>Associazione “la cantina”</strong>, che si è fatta da subito promotrice dell’<strong>Accademia Teatrale “Città di Trieste”</strong>, prima vera e propria scuola di teatro nata nella nostra città, che organizza corsi biennali per la preparazione di giovani attori professionisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel settembre del 2006 Orazio Bobbio, Presidente della Contrada, scompare prematuramente. Ne raccoglie le redini la moglie, Livia Amabilino, e un anno dopo, per onorare la memoria di Orazio, il Sindaco Roberto Dipiazza fa intitolare il Teatro Cristallo a suo nome.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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