EGON & JIM

LO SPETTACOLO SOSTITUISCE “OSTAGGI”

BIGLIETTI D’INGRESSO 10 EURO

PER GLI ABBONATI 8 EURO

PRESENTAZIONE:

Il Prof. Renzo Crivelli, esperto di Joyce, firma lo spettacolo “Egon&Jim”, terzo appuntamento della sua trilogia, nel quale immagina che due grandi artisti, Egon Schiele e James Joyce – figure controverse del loro tempo – s’incontrino a Trieste sul Molo San Carlo (oggi Audace) davanti a un cavalletto: un colloquio che darà inizio ad una profonda amicizia.

“Egon&Jim”, per la regia di Enza De Rose e Francesco Godina, immagina Schiele, condannato alla prigionia per aver sedotto una quattordicenne e per le sue opere definite “oscene”, che ritorna a Trieste dopo esservi stato con la sorella anni prima. A quel tempo James Joyce, già autore di “Gente di Dublino”, soggiorna a Trieste sentendosi più che a suo agio lontano dalla sua città, dalla quale gli arrivano solo commenti negativi per i suoi scritti, considerati anch’essi immorali. Crivelli li vede accomunati dall’amore per le donne, alle quali affidano la loro ispirazione, in lotta contro le resistenze e le incomprensioni della società del loro tempo. Essi stabiliscono un’amicizia immaginaria incentrata sull’arte e sull’oggetto delle loro rappresentazioni, che includono con pari dignità la sessualità, l’amore, la religione e i grandi interrogativi del loro tempo. All’orizzonte, fisico e mentale, il piroscafo Carpathia in partenza per New York: il simbolo della tragedia incombente di una guerra che inghiottirà il mondo. In una lettera autentica al pittore Anton Peschka, datata Trieste 14 maggio 1912, Schiele, che sta soggiornando presso l’Excelsior Palace Hotel, osserva il mare e nota proprio il Carpathia. La nave, che ha appena salvato i superstiti del “Titanic”, è l’immagine della società che “balla sul ponte” mentre si avvicina il naufragio del conflitto mondiale. Il testo del prof. Crivelli sottolinea come i due artisti si siano  “riconosciuti come maestri nel cavalcare burrasche (…) navigatori infiniti anche se nel breve spazio degli sguardi”, entrambi in grado di superare  il consueto, verso l’essenza delle cose, capaci di trasformarlo in arte, descrivendo “l’istinto che seduce ma anche quello che corrompe il corpo, quando sceglie, invece dell’amore, l’oscenità della guerra.”

Il messaggio che si nasconde dietro le trame di questa storia rispecchia le esigenze della nostra epoca come il bisogno di approfondire il significato del rapporto tra adulti e giovani attraverso la ricerca di nuovi codici di comunicazione.

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