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BIGLIETTI

settore unico
Intero € 12,00
Ridotto € 10,00
*Informazioni presso la biglietteria del teatro

PRESENTAZIONE:

Spettacolo vincitore sezione corti teatrali – Festival Inventaria 2019 
“per la drammaturgia fresca e promettente, la regia organica al testo, per l’umorismo tanto denso quanto diretto” – MOTIVAZIONI DELLA GIURIA 

Qui – lo spettacolo 

Che ci faccio io qui? 

Domanda complicata. Complessa, arriva quando non ci sentiamo più a nostro agio in uno spazio occupato, arriva quando questo spazio ci si chiude intorno, e di quello che abbiamo vissuto tra quelle quattro mura resta solo la domanda: perché? Domanda che arriva implacabile a definire il bisogno di chiudere qualcosa, forse qualcosa con qualcuno diventato estraneo. 

E quindi, che ci faccio io qui. Cos’è questo qui, è la stanza che ospita il mio sentirmi a disagio, è la situazione che sto vivendo, come si è evoluta rispetto alle aspettative che avevo; o forse è tutta una questione di punti di vista, e il Qui che non si riconosce più è una matrioska di piani: una stanza, le cose che abitano questa stanza, le persone che vivono in questa stanza e gli oggetti che toccano, la storia che si portano dietro questi oggetti, il modo in cui questi oggetti resistono al cambio di situazione e riannodano i fili. Fili rossi che spesso neanche sappiamo di avere in mano, e che in realtà ci conducono fino al cuore del problema: che ci faccio io, qui? 

Sono senza mutande nel letto di uno sconosciuto, sono seduta sul letto di mio figlio e aspetto al buio, sono impalata davanti al letto che mi ha vista moglie di qualcuno che adesso neanche riconosco. Sono arrabbiata, sono preoccupata, sono sconvolta; sono scompigliata, sono trasandata, sono incinta. C’è qualcuno con me, anche lui seduto sullo stesso letto. Anche lui, senza sapere che fare, a questo punto, in questo spazio e in questo tempo. 

E allora il Qui diventa un labirinto in cui ci si perde, e dalla specifica situazione che ci vede ingabbiati in un’ambascia tale da portarci a chiedere cosa fare, diventiamo pezzi di una storia comune non solo per le situazioni raccontate e per lo spazio in cui si raccontano – la camera da letto è il posto perfetto per farsi assalire dai dubbi sul perché e sul per come si è passato del tempo insieme a qualcuno – ma anche per le dinamiche che caratterizzano questo fuggi fuggi mentale: che ci faccio qui è una domanda che esiste perché spesso non si ha la forza di andarsene. 

Si soffre tutti, si ama tutti, ei è tutti abbastanza soli. Il difficile sta nel trovare le parole giuste per dirlo, e allora il che ci faccio qui sottende domande taciute: chissà se anche l’altro vuole che io resti, nonostante tutto. Chissà se anche l’altro non vede l’ora di andarsene, dopotutto. Chissà se qualcuno tornerà, qui. 

Qui – il testo 

C’è molta entropia nella mia vita 

Te lo dico prima così ti regoli 

Qui è prima di tutto un’operazione drammaturgica il cui obiettivo è ricercare lo specifico comunicativo in una situazione relazionale. 

La storia si sviluppa in tre quadri, ambientati nella stessa camera da letto: nel primo due sconosciuti cercano di gestire il disagio di un rapporto sessuale mancato; nel secondo una madre mentre attende il figlio riflette sulla loro estraneità; nel terzo una coppia separata gestisce una gravidanza inaspettata. 

Tre quadri che però sono capitoli diversi della stessa storia: Il ragazzo del primo quadro è il figlio di cui si parla nell’ultimo, la madre di cui non si vuole parlare è la stessa che nel secondo quadro cerca di trovare parole per farsi riconoscere; la stanza è la stessa, gli oggetti che la abitano sono gli stessi e di volta in volta assumono un significato specifico ma in fondo universale: le difficoltà relazionali spesso ritornano, si solidificano, diventato stanze difficili da abitare. 

Spesso sono così persistenti da diventare base di nuove relazioni. Un circolo vizioso, dove tornano situazioni e parole ma anche piccoli oggetti del quotidiano: c’è un uovo di pasqua in scena, talismano contro la solitudine a cui s’appigliano di volta in volta diverse persone sole. C’è un cartone della pizza vuoto che racconta una sciatteria ereditata, scatoloni che testimoniano vite passate e ancora presenti. C’è un letto, luogo dell’intimità negata, passata, dimenticata ed è sempre lo stesso, ignaro spettatore di tre diverse relazioni giunte alla fine o mai del tutto iniziate. 

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