VINCITORI LINGUAGGI UMANI 22_ TERRE DI PASSAGGIO

PAVONI E SAMBA

“…Un ultimo sguardo commosso all’arredamento E chi s’è visto, s’è visto…” Morgan – Altrove

Andare oltre, oltre ai limiti imposti dall’ambiente in cui viviamo e conseguentemente da noi stessi, oltre i confini, oltre al passaggio delle notizie convenzionali, alle false promesse, alle facili ricompense, oltre alle convinzioni, ai moralismi, oltre alla sola immagine che pensiamo di avere di noi, ai giudizi più feroci e alla falsa tolleranza.

La nostra è solo in superficie l’epoca della possibilità, possibilità di avere tutto ciò che pensiamo essere indispensabile per la vita e che ci viene mostrato come ideale e in quanto tale, desiderabile.

Ma il desiderio, quello autentico, dovrebbe dare una spinta per andare oltre a ciò che già ci viene offerto. Sono la fame di bellezza e la curiosità a caricare continuamente la necessità di non accontentarsi dell’idea di libertà a cui il mondo capitalista occidentale ci ha abituato da ormai quasi un secolo.
Il potere non può evitare di ricostituirsi e per quanto un regime possa essere spodestato, non è detto che non vengano utilizzi strumenti più subdoli perché il potere agisca sotto copertura. È l’atteggiamento ambiguo del liberismo a catturare il popolo e farlo diventare massa. E là dove esiste una massa, cessa di respirare il cittadino per far posto un nuovo individuo, il consumatore, di oggetti, sentimenti e relazioni. Come fare allora per cercare di smascherare questa falsità? Ed è da escludere che l’essere
umano abbia una sua molteplicità interna che possa richiamare l’ambiguità sopracitata?
L’uomo, il suo pensiero e il suo organismo tutto non si basano su processi di causa-effetto ed è un’estrema semplificazione cercare di spiegare ogni tipo di evento appartenente al mondo naturale con un paradigma che sia lineare, per non dire univoco.
La vita è dettata dalla complessità e se vogliamo, dunque, dalla stessa malvista ambiguità.
Saperlo, provare a osservarlo, potrebbe essere un primo passo per accorgersi delle proprie personalissime incoerenze e di come conseguentemente questo aspetto possa essere utilizzato
per fini non leciti e manipolatori.

COMPONENTI:

KARIN CANDIDO
LUCA DI GIUSTO
DIDI GARBACCIO BOGIN
FRANCESCA LANARO
RADU MURARASU

RESTITUZIONE: 26 GIUGNO 2022 – TEATRO ORAZIO BOBBIO ORE 19.00

ANITA o la ragazza della casa-fortezza

Nina Ninetta sedeva sul muro Nina Ninetta cascò sul duro Tutti gli ovetti che accorsero tosto Non seppero alzarla e rimetterla a posto.

Anita vive sola nel suo appartamento. Le stanze odorano di armadio e fiori finti, sussurrano preghiere e vecchie réclame, sanno di brodo e vino scadente – ma Anita ama questo luogo. Anzi: Anita è questo luogo, perché fuori di esso non potrebbe esistere. Se Anita aprisse la porta di casa sentirebbe il pavimento fuori dalla porta crollarle sotto, perché le mattonelle del pianerottolo sono finte e Anita lo sa: sotto c’è un pozzo nero e stretto, pronto a risucchiarla. Se Anita si affacciasse alla finestra e guardasse il cielo azzurro, rischierebbe di essere trascinata dentro un vortice di sguardi, di voci, di vite che le si schianterebbero addosso spezzandole le ossa e di lei resterebbe appena una poltiglia rossastra. Per non parlare degli specchi: potrebbe caderci dentro e passato il confine si perderebbe nel mondo delle nebbie. Persino lo schermo della televisione a volte pare chiamarla. Ma dato che quelli di fuori hanno iniziato ad apparire da dentro le tazze, da sotto il letto e persino dallo scarico del bidet, Anita risponde col gesso. Se il mondo penetra da ogni pertugio, Anita si rinchiude nei suoi cerchi disegnati – e vive dentro una ragnatela che si è costruita da sola e si fa sempre più stretta.

Da qualche mese c’è poi un sogno ricorrente. È dentro un uovo. Sente i piedi bagnati e l’acqua sale rapidamente; grida, l’acqua entra nei polmoni, spinge, graffia, sgomita finché dalle crepe del guscio arriva una luce. Si schianta fuori: le orecchie ronzano. Vede che il suo uovo è rotto appena a metà – anzi, l’uovo è vivo, la fissa, parla… Da qualche settimana, quest’uovo ha iniziato a vivere nel suo appartamento.

Insomma, Anita è in bilico sui confini: quelli fra il suo appartamento e il mondo esterno, quelli fra i suoi sogni e i suoi ricordi, quelli fra la psicosi e la realtà. Non vuole fuggire, ma stare in equilibro su una superficie di cretti che si restringe sempre di più.

COMPONENTI:

Duo Paolini-Sciarroni e Gaia Mencagli

RESTITUZIONE: 30 GIUGNO 2022 – TEATRO DEI FABBRI ORE 19.00

ANAMNESI DI UN PAPPAGALLO OBESO

Anamnesi di un pappagallo obeso è un progetto performativo che ha come tema il rapporto con la salute mentale declinato individualmente e in relazione alla società. L’esigenza è quella di esplorare i confini tra salute e malattia, tra ciò che è considerato normale e ciò che non è accettabile, tra individuo e collettività in un contesto di disagio psicologico. Perché sottovalutiamo la sofferenza psichica rispetto a quella fisica?

Il mondo che abitiamo ha visto negli ultimi vent’anni una sempre maggiore consapevolezza nei confronti di problemi psicologici e psichiatrici come ansia, depressione e disturbi della personalità. Se da un parte diventa evidente che il disagio psicologico colpisce trasversalmente tutti gli strati della società a prescindere da età, sesso, situazione economica e livello di istruzione, è altrettanto evidente il divario tra la cura della salute del corpo e quella della salute mentale, tutt’ora stigmatizzata e messa in secondo piano dalla medicina tradizionale occidentale.

Non essendo legittimata la malattia mentale questa diventa una condizione estraniante per l’individuo, che si ritrova ad essere l’unico abitante di un’isola da cui è difficile costruire un ponte per incontrare gli altri. I confini tra gli individui diventano più netti, i muri più spessi, e la consapevolezza di far parte di una collettività si perde, minando inevitabilmente non solo i singoli ma la società nella sua interezza.

In una società che ci vuole sempre vincenti ed efficienti vorremmo ritagliarci uno spazio in cui riappropriarci del diritto di soffrire e di parlare di sofferenza.

COMPONENTI:

drammaturgia di Giulia Cosolo e Sara Setti

regia di Sara Setti
con Giulia Cosolo
musiche di Giulio Ghirardini

RESTITUZIONE: 3 SETTEMBRE 2022 – TEATRO DEI FABBRI