
L'Americano di San Giacomo

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di Tullio Kezich
regia Francesco Macedonio
con Orazio Bobbio, Ariella Reggio, Marzia Postogna e Maurizio Repetto
scene Sergio D’Osmo
musiche Livio Cecchelin
costumi Fabio Bergamo
L’Americano di San Giacomo”, il nuovo allestimento in dialetto triestino con cui la Contrada inaugura la ventiduesima stagione di prosa. Fedele ad una scelta di valorizzazione delle tradizioni culturali cittadine, la Contrada affida quest’anno l’incarico di ricostruire uno spaccato di vita triestina a Tullio Kezich, conosciuto a livello nazionale come critico cinematografico e teatrale, autore di diversi testi e numerose riduzioni drammaturgiche per le scene.
“L’Americano di San Giacomo”è Giusto Bressan che fa ritorno a Trieste nell’estate del’49, in uno dei periodi più delicati della storia della nostra città. Emigrato in America tanti anni prima per sfuggire alle rappresaglie dei fascisti, Giusto torna nel Territorio Libero di Trieste per scoprire un po’ alla volta che gli anni trascorsi hanno costruito un muro invisibile tra lui e le persone che all’epoca della sua partenza gli erano più care.
Nasce sincero e semplice il rapporto col giovane nipote Sergio, appassionato di cinema e completamente estraneo alle traversie politiche che spinsero lo zio alla fuga, ma ben più teso e profondo si rivela quello con la cognata Mafalda, che non seppe mai perdonare a Giusto la frettolosa partenza per gli States, mentre sorge un’attrazione per la chiacchierata vicina Redenta.
Giusto scopre la profonda distanza tra la Trieste che ha lasciato e la Trieste che ritrova soprattutto nel rivedere Tojo, vecchio “compagno di lotta”. Anche Tojo è scappato dalla città dopo l’avvento del fascismo, ma le diverse esperienze lo hanno portato su fronti opposti. Giusto in America è diventato un comune cittadino, Tojo ha continuato la sua lotta politica, prima a Mosca e poi in Messico, membro del partito comunista sovietico, combattente in Spagna col nome di “Companero Pedro” e infine importante esponente del Cominform. L’incontro tra i due, suggellato da una cena in famiglia, scivola ben presto dal ricordo delle passate scorribande giovanili ai toni più aspri e polemici di un dibattito politico e termina con una furibonda lite.
Legato ad un episodio di sapore autobiografico, si ritrova nel testo di Kezich tutta l’atmosfera di uno dei periodi storici più controversi per Trieste, luogo di scontri politici prima ancora che militari, in attesa di una risoluzione che le restituisse un’identità nazionale ben precisa: divisa in due territori, contesa tra Italia e Jugoslavia, geograficamente inglobata nel Friuli-Venezia Giulia, ufficialmente “Territorio Libero di Trieste” e oramai avvezza ad un vorticoso succedersi di occupazioni straniere, dai tedeschi agli americani, dai “titini” ai neozelandesi.
Se nei diversi personaggi di Mafalda, Redenta o Nona Vize sono tratteggiate le tante donne che vissero quel periodo storico, in Tojo Goriani è ben preciso il riferimento alla mitica figura di Vittorio Vidali, tenace rivoluzionario che dalle barricate antifasciste del primo dopoguerra volò in Messico ad organizzare l’attività rivoluzionaria (dove si meritò l’appellativo di Giaguaro del Messico), guidò il Quinto Regimientonella Guerra di Spagna (col nome di battaglia di Comandante Carlos) per poi approdare alle più alte cariche del Cominform, passando alla storia come uno degli uomini più discussi e ammirati della Trieste di metà secolo.
Sensibile e accurata, la regia di Francesco Macedonio restituisce credibilità ad ogni personaggio ricreando le atmosfere di una città che cercava un equilibrio tra umane debolezze e un prepotente bisogno di rinascita. Macedonio, fondatore della Contrada e direttore artistico della compagnia dello stabile privato triestino, è impegnato da anni nel recupero della storia di Trieste anche attraverso la salvaguardia del dialetto.
Kezich nato a Trieste ma residente a Roma da molti anni, ha svolto una intensa attività in campo letterario, cinematografico, giornalistico, teatrale e televisivo. È stato critico cinematografico per “Sipario”, “Panorama”, “La repubblica” e, attualmente per “Il Corriere della Sera”. Ha esordito nel 1959 con il racconto “Il campeggio di Duttogliano”. Per il teatro ha ridotto numerosi romanzi tra i quali “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, “Bouvard e Pécuchet” di Flaubert, “Il gallo” tratto da “Il bell’Antonio” di Vitaliano Brancati e “Il prigioniero della Seconda Strada” di Neil Simon. Vastissima la sua attività di saggista cinematografico, con numerose monografie dedicate a registi e attori tra cui Marlon Brando, John Ford, John Huston, Federico Fellini. “L’Americano di San Giacomo” è il suo primo testo in dialetto triestino.
Interpreti de “L’Americano di San Giacomo”sono Ariella Reggio e Orazio Bobbio: la prima nel ruolo di Nona Vize, la nonnina svagata che riesce a rompere con le sue uscite sconclusionate ogni momento di tensione, mentre al secondo è affidato il compito di far rivivere sulla scena la complessa figura di Vittorio “Tojo” Vidali; accanto a loro il pubblico trova due attori molto noti che recitano per la prima volta con Contrada, Lidia Kozlovich nel ruolo di Mafalda e Mario Valgoi nei panni dell’”americano” Giusto. Kozlovich svolge da diversi anni un’intensa attività radiofonica nelle sedi RAI di Trieste, Torino, Milano, Roma e Napoli, oltre a numerosi apparizioni televisive; per il teatro, negli anni ha portato sulle scene più di sessanta personaggi del repertorio teatrale di tutti i tempi, lavorando con alcuni tra i più importanti teatri stabili italiani e partecipando ad alcune edizioni del Mittelfest di Cividale del Friuli e del Festival Internazionale dell’Operetta organizzato dal Teatro Verdi di Trieste.
Valgoi è da quasi trentacinque anni una delle presenze più assidue della scena italiana, spaziando dal teatro alla televisione, dove ha lavorato con registi del calibro di Zeffirelli, Costa, Missiroli e Squarzina. In seguito è approdato al Piccolo di Milano, dove ha partecipato a tutti gli spettacoli strehleriani degli anni Ottanta, da L’anima buona di Sezuan a Minna von Barnhelm, da La tempesta a Come tu mi vuoi, fino a Faust secondo.Nel 1991 incontra il regista Massimo Castri con cui recita ne I rusteghi di Goldoni - per la sua interpretazione del personaggio di Lunardo gli viene assegnato, nella stagione 1992-93, il premio Sciacca - e in seguito dal 1994 al 1997, nella Trilogia della villeggiaturasempre di Goldoni.
Il cast de “L’Americano di San Giacomo” si completa con i giovani attori Marzia Postogna, che interpreta Redenta, e Maurizio Repetto nel ruolo di Sergio. Benché giovani sono già numerose le loro apparizioni nelle produzioni della Contrada, fra le altre L’assente e Antonio Freno nella scorsa stagione.
Per la realizzazione delle scene e dei costumi la Contrada si èaffidata ancora una volta all’esperienza di Sergio D’Osmo e Fabio Bergamo, mentre Livio Cecchelin cura la parte musicale.
Prodotto grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste,“L’Americano di San Giacomo”
Prosa Dialettale
Spettacolo
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