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Locanda Grande

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di Lino Carpinteri e Mariano Faraguna

produzione Teatro Popolare La Contrada

regia Francesco Macedonio

scene Gianfranco Padovani

costumi Fabio Bergamo

musiche Livio Cecchelin

con Orazio Bobbio, Paola Bonesi, Liliana Decaneva, Mimmo Lo Vecchio, Adriano Giraldi, Gianfranco Saletta, Ariella Reggio, Riccardo Canali, Maria Grazia Plos, Lidia Braico

Lino Carpinteri (Trieste 1924) e Mariano Faraguna (Trieste 1924) sono stati i fondatori, nel 1947, del settimanale satirico triestino La Cittadella. A partire dal 1966 hanno pubblicato i sei volumi del ciclo Le Maldobrie, storie di mare e di terra ambientate nelle vecchie province dell’Impero Austro-ungarico. Sono stati pure autori di alcuni fortunati testi teatrali in dialetto. Locanda Grande (1994) è modellata sulla Locandiera di Goldoni. Luogo dell’azione è la Locanda Grande che un tempo si affacciava sull’omonima piazza triestina. Siamo nell’agosto del 1914 e la città è in attesa dell’arrivo della “Viribus Unitis”, la nave che riporta in patria le salme dell’Arciduca Francesco Ferdinando e della sua consorte, assassinati a Sarajevo. Ad attenderle ci sono Rodolfo Brettauer, titolare dell’impresa di Pompe funebri di Vienna, il conte Zummo Patrummo, console onorario dell’impero Ottomano e il barone Marco Mitis. Essi soggiornano alla Locanda Grande, albergo di proprietà di Stefania Duda degli Ivanissevich, donna da tutti corteggiata.

Favorevoli le impressioni della critica. Osservò Roberto Canziani su Il Piccolo: «Carpinteri e Faraguna [...] hanno la straordinaria capacità di modellare e far proprio qualsiasi filo narrativo». Secondo Paolo Quazzolo su La Cronaca: «La Locanda Grande diviene nell’immaginazione di Macedonio la Locanda della fantasia e dei ricordi, l’albergo dei nostri sogni, all’interno del quale si muovono personaggi che hanno un non so che di familiare. [...] A dare voce alla varie figure, è stata la compagnia del Teatro Stabile La Contrada, che ha saputo fare breccia nell’animo - e nel buonumore - del pubblico».

Carlo Milic su Il Messaggero Veneto sottolineò che: «Sulla scena questa volta domina la maestria di Ariella Reggio, cui è affidato il ruolo della “locandiera”, ma il contorno non perde una battuta».

Prosa Dialettale

Spettacolo

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