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Storie d'Amore

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di Anton Cechov (Traduzione di Rosa Molteni Grieco)

produzione Teatro Popolare La Contrada

regia Francesco Macedonio

scene Andrea Stanisci

costumi Paolo Bertinato

musiche Livio Cecchelin

con Carlo Montagna, Mimmo Lo Vecchio, Laura Tavanti, Riccardo Canali, Ariella Reggio, Gianfranco Saletta

Anton Cechov (Taganrog 1860 - Badenweiler 1904), dopo aver conseguito la laurea in medicina, si dedicò alla letteratura, ottenendo grande notorietà come novellista. La sua fama è tuttavia legata ai drammi composti fra il 1895 e il 1904 per il Teatro d'Arte di Mosca: Il Gabbiano, Zio Vania, Tre sorelle e Il giardino dei ciliegi. Cechov fu un innovatore: la mancanza del classico intreccio, l'impossibilità del dialogo, il rimpianto di un passato migliore, il consumarsi della tragedia in mezzo all'indifferenza della vita che continua, costituiscono alcuni degli aspetti ricorrenti del suo teatro. Storie d'amore è uno spettacolo che presenta quattro diverse facce dell'amore. La strega (ridotto da Francesco Macedonio da una novella) è l'amore come fosca passione. Uno scherzuccio è l'amore vissuto come gioco e curiosità maschile. L'orso (1888) è un duello tra un possidente di mezza età e una vedova. Una domanda di matrimonio (1889) narra le resistenze che una fanciulla oppone al futuro marito.

Non tutti concordi i giudizi della critica.

«Ottima la prova degli attori impegnati quasi tutti in più d'un ruolo, a partire da Carlo Montagna, prima tenebroso incredulo narratore, più tardi figura solitaria, romantica e grottesca. Mimmo Lo Vecchio, toccante e versatile, Ariella Reggio con la sua elettrizzante intelligenza interpretativa, Laura Tavanti, saccente e raggelante, Riccardo Canali avvolto in entrambi i ruoli da lui interpretati, una commovente corazza della debolezza umana e, infine, Gianfranco Saletta, gustoso personaggio capace di elegante comicità» (Francesca Vigori su Il Messaggero Veneto). «In un gioco teatrale che passa dal declamatorio, al tragico, all'umorismo, riesce ostico trovare una chiave di lettura soddisfacente, nonostante l'impegno degli attori» (Il Meridiano). «Siamo qui fuori dalla giurisdizione cechoviana» (Roberto Canziani su Il Piccolo).

Dramma

Spettacolo

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