
Fukushima, 2019

Hana Usui
(Courtesy Marcello Farabegoli Projects)
Le opere dell'artista giapponese Hana Usui sono dedicate agli effetti dell'incidente del reattore di Fukushima Daiichi del 2011. Nel suo lavoro, l'artista alterna disegno e fotografia unendo momenti di manualità con una realtà pittorica. Nella serie “Fukushima” creata nel 2019, Usui affronta momenti dell'invisibile che la catastrofe nucleare ha causato e solleva la questione di come sia cambiato nel corso degli anni il paesaggio e come questi cambiamenti influenzino la nostra memoria visiva. Le fotografie in bianco e nero di Usui sono ricoperte da una carta semitrasparente percorse da linee nere. Questo processo risulta dai disegni di Usui, in cui contemporaneamente ella sfrutta l'elemento fotografico registrando movimenti o processi come se trattasse di fotogrammi o stills. La componente visiva delle slavature di china simili a nuvole che traspaiono attraverso il sottilissimo strato di carta viene sostituita dall'artista dalle fotografie, con cui ella verifica le sue testimonianze fatte tramite il dispositivo fotografico. Ha usato questa stessa tecnica nella sua serie di foto del 2018 in cui ha trattato la pena di morte in Giappone con il titolo "Tokyo Koshisho". Sebbene condensate in immagini concrete, le vedute fotografiche di Usui lasciano riconoscere in modo rudimentale i motivi reali dell'ambiente raffigurato. In tal modo l'artista giapponese problematizza il rapporto dei suoi connazionali rispetto a fenomeni carichi di negatività che la politica non ha vuole ammettere e quindi cerca di bandirli dall'opinione pubblica. L'indagine artistica su tali tematiche porta spesso a forme di censura. Con la sua speciale tecnica Usui anticipa possibili modelli di censura e cerca di utilizzarli articolando l'essenza fondamentale del pensiero giapponese.
Walter Seidl
Hana Usui ha studiato storia dell'arte alla Waseda University e calligrafia a Tokyo. I suoi disegni astratti sono realizzati con pittura ad olio bianca o nera, che sovrappone a inchiostro o fotografie. Dal 2014 utilizza il suo vocabolario artistico principalmente per affrontare le ingiustizie in campo ambientale, politico e sociale. Mostre (selezionate): JapanUnlimited, frei_raum Q21 / MuseumsQuartier Wien (2019), Vienna, Show Me Your Wound, Dom Museum Wien (2018–19); Hans Hartung, Informel e il suo impatto, Il Museo Nazionale di Berlino (2010); Sensai, Residenzgalerie Salisburgo (2009); Works on Paper, Manggha Museum of Japanese Art and Technology, Cracovia (solo, 2009). Collezioni (selezionate): Albertina, Vienna; collezioni d'arte statali di Dresda; Collezione grafica dell'Accademia di Belle Arti di Vienna; Collezione Otto Mauer, Vienna; I Musei Nazionali di Berlino; Museo di Vienna, Vienna.
MUDS
20/21


