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“Non hannoun amico”Il mondo socialdi Luca Bizzarri - IL PICCOLO 23/2/24



Stasera al Teatro Bobbio l’attore riflette con ironia sulle distorsioni dei nostri tempi.


Luca Bizzarri, stasera alle 20.30, porta alla Contrada, sul palco del Teatro Bobbio il suo spettacolo “Non hanno un amico”. Il comico, attore e conduttore, noto per il duo con Paolo Kessisoglu e la partecipazione televisiva a “Le Iene” e “Camera Café”, è anche autore del monologo assieme a Ugo Ripamonti. L’ispirazione, declinata e approfondita in chiave teatrale, nasce dall’omonimo podcast edito da Chora Media, sorto per raccontare la campagna elettorale e portato avanti con una media di 50.000 ascolti giornalieri e un milione di streaming al mese, tanto che il modo di dire “Non hanno un amico” è diventato un intercalare comune. Perché, sottolinea il comico, tutti, non solo i politici, avremmo bisogno di un amico, che spesso però non abbiamo vicino, che ci dica quando stiamo sbagliando. «Qualcuno ha detto che chi scrive è “uno che ci fa caso” – racconta Bizzarri – ecco, io sono uno che non si fa sfuggire le cose. Di carattere sono un po’ “orso", ma mi diverte moltissimo andare al ristorante da solo e origliare i discorsi degli altri tavoli. Ti danno un’idea della società, di come siamo quando parliamo liberamente con qualcuno e pensiamo che nessuno ci stia ascoltando. La comicità è saper sdrammatizzare e prendersi sul serio il meno possibile, partire dalle proprie timidezze e paure e dai propri difetti per poi parlare di tutti gli altri. Così nel monologo faccio innanzitutto l’amico di me stesso, come se qualcuno mi indicasse i miei punti deboli per cercare di migliorare». Lo spettacolo, condito con l’attualità e temi come i fenomeni social e i costumi di un nuovo millennio confuso tra la nostalgia del ‘900 e il desiderio di innovazione, si sviluppa, analizzando similitudini e distanze, anche in un confronto tra la generazione del 52enne Bizzarri e quella precedente. «Non sono molto tenero con la mia – ammette l’attore - perché penso sia stata la peggiore generazione di figli e genitori degli ultimi anni. Magari miglioreremo diventando nonni… Comunque siamo stati dei figli abbastanza anonimi rispetto a quelli prima di noi, che hanno fatto le rivendicazioni sociali e la rivoluzione culturale. Noi invece abbiamo fatto i “paninari”, indipendentemente dal volere dei nostri genitori che giustamente non si interessavano a tutto quello che facevamo. Avevamo anche dei segreti, una vita tutta nostra, che i nostri ragazzi purtroppo non hanno, perché nelle loro vite siamo entrati a piè pari, ma così li abbiamo messi in una condizione non favorevole per crescere. Abbiamo inventato orrori come il registro elettronico che con ironia chiamo “la fine dell’umanità” perché se i nostri figli non vanno a scuola o prendono un tre lo sappiamo quasi prima di loro stessi». «Nonostante la tecnologia stia avanzando – conclude Bizzarri - mi colpisce comunque, positivamente, quanto la gente abbia bisogno di parole, storie e “corpi”, cioè di spettacoli dal vivo, che accadono proprio in quel momento. Al contempo, a proposito del contatto sociale, descrivo con ironia vari comportamenti dell’homo sapiens negli spazi ristretti. Come l’emblematico fatto che non abbiamo ancora imparato a scendere da un aereo senza calpestarci l’uno con l’altro, nella foga di arrivare per primi a un bus che tanto non partirà prima che siano saliti tutti». Info: www.contrada.it

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