STORIE – Cinquant’anni di Contrada. Chi avrebbe mai immaginato che un giorno quel teatro popolare… La Contrada: 50 anni e oltre - QUANTESCENE! 30/04/26
- La Contrada TeatroStabilediTrieste
- 4 mag
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A 50 anni esatti dal giorno in cui era nata, una mostra ripercorre l’avventura del Teatro Popolare La Contrada. La ospita a Trieste, sulle rive, Palazzo Gopcevich. Fino al 6 settembre 2026.
Una mostra
Una mostra, certo. Ma, dentro la mostra, anche un piccolo spazio nel quale mostrarsi. Un camerino, una stanga con abiti di scena e poi, opplà, eccoci già in palcoscenico, sotto i riflettori.
Credo di conoscere bene la storia del Teatro Popolare La Contrada. Allo spettacolo con cui inauguravano la loro cinquantennale oramai avventura di compagnia – era il 1976, era Trieste, era il Teatro Auditorium – io c’ero. Giovane magari, ma c’ero. Si intitolava A casa tra un poco. Lo avevano scritto da Roberto Damiani e Claudio Grisancich.
Fossero spettacoli in dialetto triestino, allestimenti di teatro ragazzi, produzioni da circuitazione nazionale, oppure progetti speciali, credo di averne visti una buona parte. E su tutti qualcosa ho scritto, soprattutto sulle pagine del quotidiano di Trieste, Il Piccolo.
Potrei riconoscere uno ad uno i manifesti e le locandine lungo i quali si snoda questa mostra. Potrei rievocare con esattezza quelli più importanti, o ripescare nella memoria la piccola aneddotica di quelli meno memorabili.
Eppure questo colpo di scena – il camerino, i costumi, i riflettori per un entrata in scena – non me lo sarei mai immaginato.
Il giacchetto da marinaretto
Così, visto che ero là, ho tolto dall’appendino un giacchetto da marinaretto e l’ho indossato. A malapena, perché mi stava clamorosamente stretto. E ho fatto finta anch’io di partecipare, illuminato di lato, a una di quelle marinaresche, che per anni sono state il segno distintivo della compagnia.
Spettacoli che ancora rappresentano un capitolo essenziale della vicenda teatrale e culturale di questa città. Due paia di calze di seta di Vienna, Locanda grande, Maldobrie… Insomma, la lunga saga adriatica dei due dioscuri del territorio, Lino Carpinteri e Mariano Faraguna.
Chi era con me, e non conosceva la storia della compagnia, ha scovato tra gli abiti una vestaglia a fiori, un boa di piume di struzzo, un elegante abito fin de siècle, e si è inventata un personaggio di Cechov, o una dolce signorina schnitzleriana, o una femme fatale. Piombando anche lei, sotto i riflettori, in mezzo alla lista di titoli, italiani, russi, austriaci, inglesi o americani, che accanto ai titoli del territorio, compongono la teatrografia completa della Contrada.
Teatro ragazzi
Senza dimenticare le produzioni di quel teatro-ragazzi che, proprio a metà degli anni Settanta, cominciava a spiccare il volo, e che una intuitiva decisione di compagnia consolidò allora grazie a titoli di forte richiamo giovanile. Marcovaldo, Marionette in libertà, C’era due volte il barone Lamberto…
Per un pubblico che li avesse visti tutti (gli abbonati a Trieste sono molto molto fedeli) oppure ne avesse trascurato qualcuno, lo svelto catalogo che accompagna la mostra riporta tutti quei titoli. Anche con molte fotografie, nel bianco e nero dell’epoca, poi naturalmente a colori.
Tra gli scatti primeggia, per forza di cose, il volto di Ariella Reggio. Era tra i quattro fondatori della Contrada, riuniti un pomeriggio d’aprile nello studio di un notaio, per dare vita e ufficialità a quel loro desiderio di andare in scena.
Tre di loro, Orazio Bobbio, Lidia Braico, Francesco Macedonio, oggi non ci sono più, ma Ariella, che a settembre festeggerà i 90 anni, nel frattempo è diventa super-icona del teatro, in questa città e non solo. La più amata.
Per tornare indietro, assieme con lei, riporto più sotto un’intervista che combinammo dieci anni fa, in occasione del quarantennale. Allora Reggio raccontava come ebbe inizio una storia che ancora rimane avventurosa.
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LA CONTRADA
50 anni e oltre
curatela Livia Amabilino, Mario Bobbio, Andrea Stanisci
allestimento Diego Fantoma e Nathan Villa
costruzioni Bruno Guastini e Francesco Orrendo
grafiche Mario Bobbio
video Maurizio Bressan
Comune di Trieste, assessorato alle politiche della Cultura e del Turismo
con il sostegno di Fondazione CRTrieste, Camera di Commercio di Trieste e Gorizia, Regione Friuli Venezia Giulia, Ministero della Cultura, BCC Venezia Giulia





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