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Tenerezza, rabbia e resilienza nella favola nera Ivan e i cani - IL PICCOLO 07/04/26

  • Immagine del redattore: La Contrada TeatroStabilediTrieste
    La Contrada TeatroStabilediTrieste
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

La vincitrice di due Premi Ubu Rosellini porta ai Fabbri l’opera ambientata in Russia


ANNALISA PERINI


Fotografia di Ivan e i Cani, lo spettacolo andrà in scena al Teatro dei Fabbri de La Contrada Teatro Stabile di Trieste

Al Teatro dei Fabbri, venerdì alle 20.30 e sabato 11 alle 18, per la rassegna AiFabbri2 della Contrada, è in scena “Ivan e i cani” di Hattie Naylor, nella traduzione di Monica Capuani. Prodotto da Cardellino Srl, lo spettacolo è un progetto di Federica Rosellini, che ne firma anche la regia e il sound design. Due volte Premio Ubu, musicista, danzatrice, performer, regista e drammaturga, è un’artista capace di abitare territori artistici ibridi e profondamente personali. Al cinema è stata protagonista del film “Confidenza” di Daniele Luchetti.

“Ivan e i cani” prende spunto da una storia vera, accaduta nell’ultimo decennio del ‘900 nella Russia poverissima di Boris Eltsin. Ivan Mishukov, nel ‘96, a quattro anni, lasciò la sua casa, in fuga da una famiglia degradata, in cui era diventato scomodo, e da un patrigno alcolista, e trovò rifugio e sopravvivenza accolto in una muta di cani randagi. «Il testo di Hattie Naylor dialoga tantissimo con il nostro contemporaneo – sottolinea Rosellini –. È una fiaba nera che racconta anche di un grande, inatteso e protettivo amore, quello che Ivan trova nei cani. L’opera affronta temi sociali, memoria e resilienza, e il concetto di maternità fuori da canoni in cui molto spesso si tende invece a rinchiuderlo. Narra della violenza verso gli ultimi del mondo, ma anche della possibilità di ricostituirsi in altre famiglie, in altri gruppi».


PAROLE E SUONI LA COLONNA SONORA FONDE ELETTRONICA E VOCI

La pièce è ispirata alla storia vera di un bimbo fuggito da casa e accolto da un branco
Il testo parla di violenza verso gli ultimi ma anche di riscatti possibili

In scena Ivan, attraverso l’interpretazione di Rosellini, è un giovane adulto che ricostruisce il ricordo della propria infanzia. Torna nel suo racconto a quando non c’era più nulla da dare da mangiare agli animali, che per primi vennero abbandonati, e ai bambini, che subirono la stessa sorte. Tra le luci di Simona Gallo il tessuto narrativo si fonde al tessuto sonoro. Rosellini gestisce e manovra diverse strumentazioni elettroniche che si intersecano a registrazioni d’ambiente, nenie, melodie e a dialoghi, grazie alla voce, registrata in russo, di sua madre Laura Pasut. «Ivan e i cani racchiude tenerezza e rabbia in egual misura – spiega Rosellini – e il tema ritmico della batteria, che richiama la pulsazione del cuore dei cani nella tana, si modifica ed estende a tutti gli strumenti, portando qualcosa di organico, primordiale, selvaggio, ma anche accogliente. Tutto il racconto è sempre filtrato dallo sguardo del bambino che prova sempre a cercare, in ogni cosa che accade, una scintilla di bellezza, una luce in fondo al buio più oscuro».


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