Il Brutto Anatroccolo. Un Pennuto in Blues

📍Teatro Bobbio
🗓️3 gennaio 2026, 16.30
🗓️4 gennaio 2026, 11.00
🗓️5 gennaio 2026, 16.30
🗓️6 gennaio 2026, 16.30
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regia e autore Giulio Settimo
direzione musicale Enza De Rose
musiche Enza De Rose,Valentino Pagliei e Francesco Paolo Ferrara
con Enza De Rose, Valentino Pagliei e Francesco Paolo Ferrara
scenografia e pupazzi Eric Gerini
costumi Morana Petrović
età 3-11 anni
durata 60 minuti
Lo spettacolo è completamente privo di testo parlato: le uniche sei parole pronunciate sono bello, brutto, felice, triste, solo, insieme. Tutto il resto nasce dalla musica, perché in natura ogni emozione ha un suono. Le parole diventano così piccole isole in un mare di suoni: punti luminosi che guidano il pubblico dentro un racconto fatto di atmosfere, intuizioni, sguardi e gesti.
I tre attori in scena formano la band dei Pennuti, una piccola e insolita formazione che suona il blues – la musica più triste mai inventata, capace però di trasformare la malinconia in bellezza. Le loro note, a volte lente e profonde, a volte vibranti e giocose, creano paesaggi acustici che diventano il vero linguaggio dello spettacolo. Con strumenti, oggetti sonori e ritmi minimi, gli attori danno vita ai pupazzi e alle emozioni che li attraversano: il palco si trasforma in un luogo dove la musica racconta ciò che le parole non dicono, traducendo ogni movimento in un colore sonoro.
Il protagonista, il Brutto Anatroccolo, è simbolo universale di inadeguatezza ed esclusione. Non cerca di diventare bello, non aspira a essere altro da sé: cresce, cambia, si trasforma come fanno tutti, ma il punto centrale non è ciò che diventa fuori, bensì ciò che scopre dentro. Il suo percorso lo porta a capire che non è lui a essere sbagliato: sono le richieste del mondo intorno a lui – rigide, rumorose, incoerenti – a non corrispondere alla sua natura. Una rivelazione semplice e naturale, non spettacolare: talvolta le risposte più piccole e silenziose sono proprio quelle che ci cambiano più profondamente. Ed è attraverso questa nuova consapevolezza che il protagonista trova la strada per incontrare altri come lui, altri pennuti con cui condividere musica, ascolto e libertà.
Il concetto di "bello" e "brutto" emerge come fragile, effimero e totalmente soggettivo. Molto più importante è imparare a riconoscere le proprie emozioni, capirne i movimenti e scoprire cosa le fa trasformare. Spesso basta non essere soli, basta ascoltare un’altra voce accanto alla nostra, perché il mondo torni ad apparire meno ostile e più luminoso.
Lo spettacolo utilizza una tecnica mista di teatro di figura: il suono diventa voce, passo, respiro e grido del protagonista, accompagnandolo nel suo viaggio musicale verso la scoperta di sé e dell’amicizia. Le luci, i movimenti e il ritmo della scena seguono la stessa logica musicale, creando un’esperienza sensoriale pensata per spettatori di ogni età, dove ciò che conta non è comprendere una storia, ma riconoscersi in un’emozione.
Produzione Contrada
Teatro Ragazzi
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