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Al Quirino arriva “Pazza”: Vanessa Gravina in un processo che scava nell’orrore della normalità - MONOLITE NOTIZIE 11/02/26

  • Immagine del redattore: La Contrada TeatroStabilediTrieste
    La Contrada TeatroStabilediTrieste
  • 12 feb
  • Tempo di lettura: 2 min
Fotografia dello spettacolo Pazza, lo spettacolo è una produzione de La Contrada Teatro Stabile di Trieste

Alessandra Battaglia


Cosa significa essere dichiarata “pazza”? E cosa significa, invece, voler dimostrare con ostinazione la propria lucidità quando tutti – famiglia compresa – spingono nella direzione opposta?


Dal 17 al 22 febbraio 2026, il Teatro Quirino di Roma ospita Pazza di Tom Topor, produzione de La Contrada Teatro Stabile di Trieste, con Vanessa Gravina e Nicola Rignanese, adattamento e regia di Fabrizio Coniglio. Un testo che si presenta come un thriller giudiziario, ma che presto si rivela un viaggio perturbante dentro le crepe di una famiglia borghese.


Nella pièce, Claudia è una squillo di lusso accusata dell’omicidio di un anziano cliente. Rischia venticinque anni di carcere. La soluzione della sua ricca famiglia è semplice e spietata: farla dichiarare incapace di intendere e di volere, ottenerne l’internamento in un istituto psichiatrico e chiudere il caso con il minor danno possibile. Ma Claudia rifiuta. Non vuole essere salvata attraverso la follia. Vuole affrontare il processo. Vuole essere riconosciuta responsabile.


È da questo paradosso che prende forma un confronto serrato con l’avvocato d’ufficio Aaron Levinsky (Nicola Rignanese), che dietro l’atteggiamento ostile della donna intuisce un’intelligenza tagliente e una volontà ferrea. La difesa non si costruirà su cavilli, ma su una dolorosa dissezione del passato: un entroterra familiare soffocante, segnato da dinamiche oscure e da silenzi troppo lunghi.


Vanessa Gravina affronta il ruolo di Claudia con quella precisione emotiva che le è propria: non una vittima, non un’eroina, ma una donna complessa, ironica nella disperazione, lucida nel racconto di sé. Accanto a lei, un cast solido – Fabrizio Coniglio, Maurizio Zacchigna, Massimo Rigo e Gloria Sapio – dà corpo a una famiglia “perbene” che progressivamente perde la sua patina rassicurante.


La regia di Coniglio sceglie di non gridare. Le scene di Gaspare De Pascali, i costumi di Sandra Cardini, le luci di Bruno Guastini e le musiche di Enza De Rose costruiscono uno spazio essenziale, dove lo scontro verbale diventa campo di battaglia morale. Non c’è compiacimento, ma una tensione costante che costringe lo spettatore a interrogarsi.


Perché riportare oggi un testo ambientato negli anni Ottanta? La risposta è nelle cronache quotidiane. Pazza mette in discussione uno dei luoghi comuni più radicati: l’idea che la violenza domestica appartenga solo al disagio sociale. Qui la famiglia è colta, benestante, rispettabile. E proprio per questo lo spettacolo inquieta. Perché suggerisce che l’orrore può abitare accanto a noi, nascosto dietro la normalità.


Al Quirino si annuncia una settimana di teatro che non consola, ma scuote. Uno spettacolo che entra sotto pelle e lascia domande sospese. Una storia che parla di colpa, verità e responsabilità. E che, forse, costringe ciascuno di noi a rivedere ciò che crede di sapere sulla parola “normale”.




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