Cosa vediamo quando guardiamo il cielo? Ecco il Nuvolario - IL PICCOLO 20/02/26
- La Contrada TeatroStabilediTrieste
- 20 feb
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La performance "Nuvolario"
Che cosa vediamo realmente quando guardiamo il cielo? Tradizionalmente considerate un ostacolo alla chiarezza, le nuvole diventano in realtà lo strumento privilegiato per osservare la complessità dell'aria e dei fenomeni atmosferici. Su questa riflessione si muove Nuvolario, il progetto di Oht - Office for a Human Theatre, uno studio di ricerca che si occupa di paesaggio e politica personale - e Filippo Andreatta che sarà protagonista di una prima apertura al pubblico oggi alle 18 al Teatro Bobbio.
L'appuntamento rappresenta il culmine della prima tappa di una residenza artistica negli spazi Contrada che vede impegnati, oltre ad Andreatta per regia, scena e scrittura, la performer italo-inglese Maria Isidora Vincentelli, vincitrice nel 2023 del North East Emerging Artist Prize per la sua installazione audiovisiva Timekeeping, Davide Tomat, musicista e sound designer che si occupa di suoni ambientali di droni spaziali e di musica elettronica psichedelica, per la cura del suono e lo scenografo associato Cosimo Ferrigolo. Lo spettacolo esplora la vertigine dei paesaggi celesti e la loro costante presenza nel nostro quotidiano, trasformando il palcoscenico in un luogo di forme mutevoli.
Relegate al dominio della vaghezza per la loro tendenza a nascondere i riferimenti celestiali, le nuvole sono state a lungo percepite come nemiche del pensiero chiaro e lucido, la nemesi di filosofi e scienziate.
Tra artificio scenico e poesia visiva, Nuvolario cattura l'immaginazione dello spettatore rendendo tangibile la materialità dell'atmosfera e invitandolo a un'esperienza di rara intensità sensoriale. «Qui a Trieste alla Contrada - spiega il regista - stiamo lavorando su due versioni di Nuvolario, un progetto che, come le nuvole da cui prende il nome, cambia continuamente forma. Nella prima abbiamo realizzato un piccolo modellino di 1 m², al cui interno facciamo delle scenografie di nuvole mentre la seconda è una riscrittura di Elena di Troia, la tragedia di Euripide in cui lei non è mai realmente andata a Troia. Nella nostra versione, una mia riscrittura partendo da un testo della ricercatrice indiana del MIT di Boston Prathima Muniyappa, è stata una nuvola a trasformarsi in Elena, in una allucinazione che ha dato al via a una delle guerre più sanguinose dell’Occidente e che qui si traduce in un assolo per la nostra performer in scena Maria Isidora Vincentelli». —



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