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L’INTERVISTA AD ARIELLA REGGIO «In giro di notte alla mia età? Certo! Ieri ho fatto le due...» - IL PICCOLO 13/02/26

  • Immagine del redattore: La Contrada TeatroStabilediTrieste
    La Contrada TeatroStabilediTrieste
  • 16 feb
  • Tempo di lettura: 2 min
Ariella reggio, attrice e cofondatrice de La Contrada Teatro Stabile di Tireste
La popolarissima attrice Ariella Reggio

Ariella Reggio ha quasi novant'anni e una carriera che attraversa oltre mezzo secolo di teatro italiano, tra Strehler, Woody Allen e La Contrada, da lei fondata. Tra i suoi personaggi più amati c'è la signora Debegnac, l'impertinente creatura di Carpinteri e Faraguna che ha reso celebre con video virali durante la pandemia: una baba doc, ficcanaso e saccente. Ma Ariella è stata baba molto prima di interpretarla in scena, con una vita vissuta con quella libertà di testa che oggi è diventata orgoglio. Racconta di quando, in tournée nel sud Italia, entrava al caffè da sola, come d’abitudine, incurante degli sguardi scandalizzati della gente. E spiega a che libertà è non uniformarsi.

Ariella, oggi un progetto celebra l'essere baba. Eppure quando lei era ragazza, quella parola era un insulto? «Eh sì, era un po' spregiativo. Si usava per indicare la donna del popolo, nel senso peggiore. C'era la baba che ciaccola sempre, la pettegola, la babaza. Le signore della piccola borghesia non avrebbero mai voluto farsi chiamare così. Non era propriamente un termine da rivendicare».

E secondo lei com'è cambiato? «Le parole cambiano significato con il tempo. E probabilmente sono state proprio le donne che non sono di Trieste a rivalutare per prime questo termine».

Cosa significa davvero essere baba? «Una donna libera. E questo è vero, lo siamo sempre state. Le donne triestine hanno sempre avuto un ruolo peculiare: dobbiamo mettere in conto il confine, l’influenza di Vienna. Ma anche il porto: le mogli dei marinai sono sempre state abituate ad arrangiarsi mentre gli uomini erano per mare per lunghi periodi».

Lei come lo è diventata? «Ho avuto la fortuna di avere un padre che mi esortava a essere indipendente, cosa allora poco comune. Mi ha obbligata a prendere la patente, diceva: tu devi essere autonoma. E negli anni '60 mi ha lasciata andare a Londra da sola. Prima mi ha accompagnata, ma quando gli ho detto che avrei voluto rimanere lì con un'amica ha detto di sì».

Le babe sono famose per non avere peli sulla lingua. Se dovesse dare un consiglio a una ventenne? «Direi di non uniformarsi a un modello imposto. La libertà di essere tutti uguali non mi piace. Al giorno d'oggi sono tutte con le labbra gonfie, anche ragazze bellissime. Perché? Essere se stesse, curiose. Chiedersi perché devo essere uguale a un’altra. Avere coscienza di chi siamo, accettarci, rispettare la nostra libertà ma anche quella degli altri».

A proposito di libertà: va ancora fuori fino a tardi quando è in tournée? «Stanotte sono rientrata alle due e mezza! Vado a cena, all'una di notte, con una giovane collega, e mi guardano strano. Dicono: chi è sta qua, la mamma, la nonna? Ma se sono così, appunto, è anche perché ho avuto un padre straordinario. Come è stato Svevo per sua figlia. La portava a Londra a vedere le suffragette e le diceva: spero che tu sarai libera come loro».

A un certo tipo di donna corrisponde un certo tipo di uomo. È importante che cambino anche gli uomini? «Molto. Non so se convenga a loro, ma a noi sì, assolutamente!».


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