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Kezich, una vita consacrata al Cinema (ma non soltanto) - CORRIERE DELLA SERA 18/06/26

  • Immagine del redattore: Teatro La Contrada
    Teatro La Contrada
  • 17 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min
Tullio Kezich autore e critico cinematografico che ha collaborato a stretto contatto con il Teatro La Contrada

La cosa bella di cui il triestino Tullio Kezich conserva il copyright è il suo interesse globale per il mondo dello spettacolo, da Radio Trieste alla serata degli Oscar dove accompagnò la sua amica Wertmuller. Certo è stato soprattutto critico di cinema, da «Sipario» a «Panorama», dove battezzò le mini schede in cui mandava al diavolo Trinità e anche Leone, raggruppandole poi annualmente nel «Millefilm », poi la Repubblica e il Corriere. Ma anche tanto teatro, televisione, letteratura, metti «L'uomo di sfiducia», racconti di cinema usciti da Bompiani nel '62 che andrebbe recuperato. Ha avuto magnifici angeli custodi, a partire da Fellini con cui seguì, dal primo ciak del 16 marzo 1959, la lavorazione della «Dolce vita» che divise in due la storia del cinema e su cui Tullio scrisse un appassionato diario, raccontando il quartetto degli sceneggiatori, che poi divenne anche un doc di Mingozzi Il film «zatterona» lo chiamava Mastroianni, altro amico di lunga data di cui Tullio condivise le «Ultime lune», ma anche Rosi, che lo volle accanto in «Salvatore Giuliano», all'altro capo del mondo cinematografico, fra le brulle zone della politica, e poi Ermanno Olmi di cui Kezich produsse «Il posto» ( appariva anche come esaminatore psicotecnico, novità del '6o) con la neonata «XXII dicembre», che poi realizzò opere di De Bosio e Rossellini Ma, confessa nel documentario «Tullio Kezich, a proposito di me» di Gioia Magri.Ili scritto con Silvia D'Amico (amica di due famiglie) e Roberto Meddi, non sapeva far di conto, per cui ritornò alla sua poltrona di critico, pensando magari ai mai completamente realizzati «Mèmoires» goldoniani di Strehler, un altro amico, pure triestino, che ha lasciato in tutti un segno. Non c'è nel documentario la sfilata di amici e colleghi, è Tullio che ci parla in diretta, spiritoso, in quell'eterno presente storico che è il cinema e ci racconta le avventure teatrali con Lionello e Albertazzi, riducendo Svevo, Flaubert, Pirandello e Schnitzler. Nelle parole e nelle immagini rivive la Mostra di Venezia dove il nostro fu anche selezionatore e il «Santo Bevitore» di Roth e Olmi vinse con la sua firma nella sceneggiatura. Ma lo spettacolo cui era piil affezionato era una commedia che scavava nelle sue personali radici, «L'americano di San Giacomo», allestito dalla Contrada a Trieste. Il film viene presentato oggi alle 19.30 e domenica alle 10.30 all'Anteo di Milano alla presenza della regista e di Alessandra Levantesi Kezich.


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