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La famiglia è normale. È lei che è pazza? - POLTRONCINA 29/10/26

Immagine del redattore: Teatro La Contrada
Teatro La Contrada
29 ott
Tempo di lettura: 3 min
Vanessa Gravina e Nicola Rignanese in Pazza prodotto dal Teatro La Contrada a Trieste. Teatro Bobbio

Uno spettacolo teatrale con Vanessa Gravina e Nicola Rignanese, in scena a novembre: una famiglia prova a far dichiarare “pazza” una donna. Ma chi decide chi è credibile?


In ogni famiglia c’è una persona che “esagera”.

Quella che fa troppe domande. Che rovina il pranzo tirando fuori l’argomento che tutti avevano deciso di non nominare. Che non sa stare al suo posto, non sa lasciar correre, non sa essere ragionevole.


La famiglia, invece, è normale. Magari complicata, certo. Ma normale.

E se fosse proprio questa la storia che ci raccontiamo per non guardare meglio?

In Pazza, Claudia è accusata di aver ucciso un cliente. La sua famiglia vorrebbe farla dichiarare incapace di intendere e di volere, per evitare che finisca in carcere. Claudia rifiuta l’avvocato scelto dai suoi e decide di difendersi in un altro modo: vuole dimostrare di essere lucida, responsabile, capace di scegliere. Nel processo, però, a venire a galla sono anche le dinamiche e i segreti della famiglia che la vorrebbe definire “pazza”. La storia arrivò a Broadway nel 1980 e fu poi adattata al cinema da Tom Topor, con Barbra Streisand nel ruolo di Claudia.

Il titolo sembra già darci una risposta. Ma la domanda interessante è un’altra: chi decide chi è pazza?


A volte basta una parola per chiudere una conversazione. “È matta”, “è instabile”, “è fuori di testa”. La diciamo come se fosse una spiegazione, e invece può diventare un modo per non fare altre domande. Non dobbiamo più capire perché quella persona è arrabbiata, che cosa sta dicendo, che cosa le è successo. Abbiamo già trovato un’etichetta. Possiamo andare avanti.

Le storie di famiglia funzionano spesso così: ognuno ha un ruolo, e i ruoli aiutano a tenere in piedi la versione ufficiale delle cose. C’è quello ragionevole, quella difficile, chi fa da paciere, chi non deve sapere. Finché qualcuno non rompe il copione, la famiglia può continuare a sembrare normale.


Poi arriva una persona che dice: aspettate, questa cosa non è successa come la raccontate voi.

E all’improvviso il problema non è più quello che è successo. Il problema è lei.

È qui che Pazza tocca qualcosa di molto quotidiano, anche se la sua trama passa per un’aula di tribunale: il bisogno che abbiamo di credere alla persona più rassicurante, alla versione più ordinata, a chi sa raccontarla meglio. La credibilità non dipende sempre soltanto dai fatti. C’entra anche il modo in cui una persona si comporta mentre li racconta: se è calma, se è composta, se non alza la voce. Come se si potesse avere ragione solo con il tono giusto.


E il tono giusto, per alcune persone, sembra essere sempre un po’ più basso.


Non è che ogni donna arrabbiata abbia ragione, o che ogni famiglia nasconda un segreto da film. Ma vale la pena chiedersi perché, così spesso, quando una donna mette in discussione la versione di tutti gli altri, la conversazione scivoli dalla domanda “che cosa sta succedendo?” alla domanda “ma lei è normale?”.


Forse è per questo che certe storie ci prendono: non perché ci chiedono di assolvere qualcuno in anticipo, ma perché ci costringono a restare un po’ più a lungo dentro il dubbio. A guardare le persone, i gesti, quello che viene detto e quello che tutti sembrano già sapere senza dirlo.

A teatro, poi, questo dubbio lo condividiamo con una sala piena di sconosciuti. Nessuno può chiudere la pagina o cambiare canale: restiamo lì, insieme, mentre la storia cerca di capire chi sta parlando e chi viene ascoltato.


Forse la domanda da portarci a casa non è “Claudia è pazza oppure no?”.


È: quante volte abbiamo chiamato qualcuno “difficile” perché ascoltarlo avrebbe complicato la nostra versione dei fatti?

Pazza, con Vanessa Gravina, Nicola Rignanese, Riccardo Barbera, Fabrizio Coniglio, Massimo Rigo e Gloria Sapio, sarà in scena il 20 novembre a Casarsa della Delizia, il 21 a Maniago e il 22 a Reana del Rojale.




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