La Sparanoia, ecco i preparativi per un letargico colpo di stato - IL PICCOLO 16/02/26
- La Contrada TeatroStabilediTrieste
- 16 feb
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Annalisa Perini

Due rivoluzionari narcolettici, due "bolscevichi da divano", dovrebbero progettare un colpo di stato, ma sono pigri e confortati dal vivere domestico. Non escono mai dalle loro quattro mura, da un perimetro rassicurante e, prima di schiacciare un pisolino, pensano invece alle previsioni meteo, ossessionati dai programmi delicati della lavatrice. Stropicciando cuscini e bevendo tisane di quotidianità spicciola in cui affogano le tentazioni sovversive, emergono dall'avvicendarsi di caratteri dello spettacolo "La Sparanoia", che Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri porteranno in scena al Teatro dei Fabbri giovedì e venerdì alle 20.30.
In cartellone nella rassegna AiFabbri2 della Contrada, sono considerati tra le realtà più apprezzate e taglienti del giovane panorama teatrale nazionale. "La Sparanoia" si muove tra paradossi grotteschi, mettendo a nudo personaggi dall'ambizione smisurata, ma paralizzati da una letargia borghese. Lo spettacolo prende il via da un espediente narrativo, un pretesto per portare in scena, con graffiante ironia, temi scomodi della contemporaneità. «Desideravo partire dal linguaggio giornalistico televisivo, per farlo poi delirare, esplodere – racconta Fettarappa, autore e co-regista – L’incipit è un telegiornale che non ha nemmeno più toni allarmistici. È semplicemente rassegnato, fatalista. Non ci sono buone notizie. Le cose sono andate male e andranno sempre peggio». Da lì in poi, sempre nella loro peculiare dimensione teatrale e nell’«atletica agitata della parola», i due attori daranno il via a una serie di "servizi giornalistici" e situazioni. «Il nostro non è un teatro confortante, dai contenuti moderati, concilianti e a lieto fine – spiega ancora Fettarappa – bensì un teatro politico, satirico, surreale, grottesco, bambinesco, capriccioso, provocatorio ed esagerato che sprona all’azione e vuole risvegliare nel pubblico un istinto alla ribellione». L'autore ventinovenne racconta di essere partito effettivamente da una sua prospettiva anagrafica, quella della generazione under 30, scrivendo lo spettacolo, pensando però comunque di parlare di una condizione trasversale. «A mio parere – osserva – riguarda tutte le persone che, indipendentemente dalla loro età, sperimentano un certo grado di impotenza personale e di repressione collettiva». —




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