Ocio ala Debegnac!, quando la solitudine si traveste da burbera ostinazione - LA NOUVELLE VAGUE 12/10/26
Di Gaia Trevisiol

Sul palco del Teatro Bobbio di Trieste, Ariella Reggio riprende le vesti di una delle icone più amate della tradizione locale. Con la scrittura e la regia di Davide Calabrese, lo scontro di due mondi costretti a convivere diventa il pretesto di una comicità surreale che va dritta al punto: mostrare cosa si cela dietro la maschera di una ruvida sofferenza.
Solitudine come vocazione o come scudo: la Debegnac sceglie la seconda via. Scorbutica, ostile a ogni intrusione e avara di concessioni, difende i propri spazi col piglio di chi ha già dato troppa fiducia al mondo. In una casa priva di pareti immersa nel bosco, l’inflessibile Debegnac si scontra con Serena, un’altrettanto granitica avversaria. Tutto ciò genera un equilibrio precario che viene scardinato da Marzia Postogna: la sua Serena, travolgente e ciarliera, si insinua nell’universo di Ariella Reggio scatenando una convivenza a dir poco pirotecnica.
Il loro esilarante duello a colpi di provocazioni, dispetti e battute fulminanti diventerà la chiave per far affiorare ricordi, ferite e verità nascoste. Su questo scontro caratteriale si regge Ocio ala Debegnac!, lo spettacolo della Contrada che ha aperto la stagione teatrale 2026-2027.
Dietro la corazza, il desiderio di vivere
L’insofferenza della protagonista appare come una corazza di una fragilità indicibile. Tra solitudini passate e un’immaginazione sempre fervida, la Debegnac rivendica il proprio spazio con feroce ostinazione. La commedia prende così la forma di una meditata riflessione sull’età e sul rifiuto di diventare invisibili.
Ariella Reggio dona nuova linfa a un personaggio cult dell’immaginario cittadino, riscoperto e amato anche nelle pillole digitali del periodo pandemico. Una Debegnac sempre ruvida e spigolosa, che tuttavia lascia intravedere un’inaspettata ed energica umanità. La tradizione triestina incontra il surreale
Il dialetto triestino rimane uno degli elementi distintivi dello spettacolo, legato a una tradizione teatrale che la stessa Reggio contribuì ad avviare con Orazio Bobbio nei primi anni Ottanta. La messinscena, però, non si limita a riproporne i codici: li accompagna con un immaginario spiazzante, tra atmosfere oniriche, metateatro e musica eseguita dal vivo. Le scene e i costumi di Andrea Stanisci costruiscono uno spazio dai colori accesi, mentre la direzione musicale di Anselmo Luisi intreccia le musiche originali di Enza De Rose al ritmo della commedia.
In Ocio ala Debegnac! la risata diventa una soglia attraverso cui avvicinarsi a un personaggio che, nonostante la propria rigidità, custodisce un’inattesa fame di vita. La sua umanità non passa attraverso una trasformazione esemplare, ma si riserva la possibilità di riconoscere ciò che ancora la muove. Perché anche quando il mondo sembra essersi dimenticato di noi, la vita può continuare a reclamare spazio: talvolta con un gesto inopinato, talvolta con una risata, talvolta attraverso la persona che avremmo preferito non incontrare.





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