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“Ocio ala Debegnac!”: una commedia per ridefinire le aspettative - VISTO PER VOI 10/10/26

Immagine del redattore: La Contrada TeatroStabilediTrieste
La Contrada TeatroStabilediTrieste
18 ore fa
Tempo di lettura: 2 min
Ariella Reggio in Ocio ala Debegnac! una produzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste

Una commedia piena di “morbin” triestino.


Ma già dopo poco si capisce che “Ocio ala Debegnac!”, la commedia che ha inaugurato la stagione 2026/2027 della Contrada al Teatro Orazio Bobbio, non vuole essere solo una commedia. Certamente comincia con il sorriso, tra dispetti, provocazioni e schermaglie tra le protagoniste. Poi, all’improvviso, si cambia registro e il sorriso si congela alla ricerca di una autentica intensità emotiva.


Davide Calabrese, regista e autore del testo dietro l’apparente leggerezza della trama riesce così a far trapelare una storia capace di scavare nelle fragilità, nei sentimenti e in quelle pieghe dell’anima che spesso preferiamo non guardare. Costruisce attorno all’inossidabile Ariella Reggio, che a novant’anni sul palco e domina la scena come una vera leonessa, una succosa piéce teatrale. La Reggio ricambia conferendo alla famigerata burbera Debegnac quella inossidabile perfidia degna del personaggio, nato dalla Penna di Carpinteri e Faraguna, figura comica ormai entrata nell’immaginario locale, che Ariella Reggio ha trasformato nel tempo in un vero personaggio teatrale.


La Reggio porta in scena un’energia straordinaria, capace di passare dal cinismo alla tenerezza, dal grottesco alla commozione, senza perdere un colpo.


Ma un applauso altrettanto convinto va a Marzia Postogna, alla quale lo spettacolo restituisce pienamente spazio per esprimere tutta la sua bravura, in un confronto scenico che si rivela molto più profondo di una semplice guerra tra caratteri opposti.


A completare il cast Giacomo Segulia, Daniela Vidali, Enza De Rose, che firma anche le ipnotiche musiche insieme ad Anselmo Luisi e Maurizio Repetto.


Insieme danno vita a un cast affiatato che contribuisce a dare corpo e anima a una storia, dove il dialetto triestino non è soltanto una lingua che fa ridere quanto uno strumento per descrivere la triestinità, fatta dí ostinazione e un’emotività celata.


Le scene fantasiose e insolite di Andrea Stanisci costruiscono un ambiente straniante, sospeso tra quotidianità e surrealtà, perfetto per questa vicenda in cui una casa (di riposo) nel verde finisce per trasformarsi in uno spazio dell’anima.


Perché si ride meglio quando si scopre che, sotto le battute, c’è qualcosa di vero. Perché la sorpresa più grande della “Debegnac” non è quella di farci saltare sulla sedia, ma di costringerci a fare i conti con ciò che siamo, con ciò che nascondiamo e con le emozioni che, prima o poi, chiedono di essere ascoltate.


Si replica al Teatro Bobbio di Trieste sino al 25 ottobre.



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