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Racconto l’anima di una donna, Pazza - CORRIERE DELLA SERA 17/02/26

  • Immagine del redattore: La Contrada TeatroStabilediTrieste
    La Contrada TeatroStabilediTrieste
  • 17 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 20 feb

Vanessa Gravina in scena con «Pazza»: «Un thriller giudiziario che nasconde una storia di violenza ed è, purtroppo, molto attuale»


Fotografia di Vanessa Gravina in Pazza, una produzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste

Emilia Costantini


Claudia è una squillo di lusso e viene accusata dell’omicidio di un anziano cliente. Rischia di finire in carcere ma la ricca famiglia da cui proviene, per salvarla dalla sentenza ed evitare così lo scandalo, decide con la complicità di un abile avvocato, di farla dichiarare incapace di intendere e di volere.

Vanessa Gravina è Claudia, ovvero, la Pazza di Tom Topor, protagonista al Teatro Quirino, da stasera a domenica, con la regia di Fabrizio Coniglio. Tra gli altri interpreti, Nicola Rignanese, Massimo Rigo e Gloria Sapio.


«È un thriller giudiziario dai contenuti molto forti — esordisce l’attrice — uno spettacolo a tinte forti, ma non privo di ironia. La vicenda, che ha un sapore decisamente contemporaneo, inizia con un processo negato: non vogliono processarla per omicidio, perché puntano sul fatto che Claudia è in preda alla follia. Lei ha veramente ammazzato il cliente, ma non si può svelare il perché, lo si scoprirà alla fine, e si capirà anche il motivo per cui aveva scelto di fare la prostituta, sia pure d’alto bordo».


Cosa l’ha convinta ad accettare questo ruolo?

«Perché è un ruolo che non si può rifiutare, ti consente una sfaccettata, fantastica gamma interpretativa. Claudia è una grandissima eroina e, a suo tempo, mi sono innamorata del film tratto dalla pièce e interpretato da una straordinaria Barbra Streisand nel 1987. Nel copione teatrale non c’è glamour, ma un personaggio scarnificato. In altri termini, non mi è stato chiesto di impersonare una bellona, ma di raccontare l’anima di una donna e non è stato facilissimo scendere nella profondità del personaggio».


In che senso?

«Claudia non è pazza, ma certamente disturbata e, per entrare nel suo mondo mentale, occorre aprire gli armadi delle parabole della propria vita, quei percorsi interni che ognuno di noi tiene gelosamente chiusi».


È anche una storia di violenza sulla donna...

«Assolutamente sì e in tal senso, purtroppo, molto attuale. I femminicidi sono ormai quasi quotidiani eppure vedo tanta indifferenza, cecità, paura di parlare, rare denunce. Siamo in una società che innalza muri di frustrazione e di impotenza... la prevaricazione nei confronti del mondo femminile è evidente ed è aumentata rispetto al passato. Perché? Perché siamo più forti, incutiamo timore che, da certi “maschi deboli”, viene esorcizzato con la rabbia. Non sopportano di venire sopraffatti dalle loro mogli o compagne che si permettono di reagire, di rispondere “no” alle loro pretese e la loro reazione è a mano armata».


Dal recente Pirandello de l’«Uomo, la bestia e la virtù», dove ha impersonato la Signora Perella, simbolo della virtù apparente in una società dominata dall’ipocrisia, alla follia descritta da Topor, il passo non è breve...

«C’è una bella differenza: lì faccio ridere, qui faccio piangere, dunque due stili di recitazione estremamente distanti. Quello pirandelliano è teatro nel teatro, questo è teatro civile. La possibilità di giocare attorialmente in ambiti così diversi, mi consente di andare in scena sempre contenta di quello che sto facendo».


Non solo teatro. Lei, Vanessa, è anche una protagonista di successo in tv nel «Paradiso delle signore», dove interpreta da 7 anni la contessa Adelaide di Sant’Erasmo. Dove si sente maggiormente a suo agio?

«Mi sento a mio agio dove non viene a mancare la qualità. La grande sfida è cercare di capire innanzitutto cosa stiamo facendo in contesti autoriali di alto livello. Ma la differenza fondamentale tra i due mezzi è che, in palcoscenico, hai il feedback immediato del pubblico in sala; la macchina da presa ha invece il fascino del voyerismo, i primi piani ti scavano dentro, non puoi mentire».


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