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Se il cammino in Lapponia diventa teatro in versi e musica - IL PICCOLO 03/02/26

  • Immagine del redattore: La Contrada TeatroStabilediTrieste
    La Contrada TeatroStabilediTrieste
  • 23 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Annalisa Perini


Concerto per uno sconosciuto ai Fabbri

Sul palco gli artisti di Dimore Creative


Fotografia dello spettacolo Concerto per Uno Sconosciuto. Lo spettacolo andrà in scena al Teatro dei Fabbri de La Contrada Teatro Stabile di Trieste

Il cammino come metafora dell’esistenza, con un invito a spogliarsi del superfluo per riscoprire la leggerezza del passo. E così la curiosità, lo stupore per la bellezza dell’ignoto.


Nelle serate di domani e dopodomani alle 20.30 al Teatro dei Fabbri, per la rassegna di prosa contemporanea della Contrada, è in scena “Concerto per uno sconosciuto” di Dimore Creative. Pietro Cerchiello – che condivide drammaturgia e regia con Tommaso Imperiali – interpreta un monologo, sul palco assieme ai musicisti Vittorio Simonetto (chitarra e musica elettronica) e Giacomo Tamburini (sax).


«È uno “spettacolo concept”, un fluire di parole, suoni e visioni – spiega ancora l’attore e performer Cerchiello – e narra di un cammino in Lapponia di 460 chilometri che ho compiuto davvero. La realtà però si intreccia indissolubilmente con l’immaginazione, esplorando le motivazioni profonde che spingono l’essere umano a mettersi in viaggio. Il protagonista ha 26 anni. Lascia tutto, lavoro, affetti, aspettative. Parte, senza sapere cosa troverà. La spinta è il chiedersi se la felicità sia collettiva, tra le persone, nella vita di tutti i giorni, o un qualcosa di individuale e fuori dagli schemi della società».


Un procedere solitario diviene la condizione necessaria per favorire incontri imprevedibili, con paesaggi remoti, rifugi, persone che passano, che restano. Legami fortuiti nutrono il desiderio di cambiamento, la nostalgia dei ritorni e la consapevolezza del restare.


«“Concerto per uno sconosciuto” è anche un inno a far accadere le cose – sottolinea ancora Cerchiello – a non lasciarsele passare davanti o nelle idee, invece, continuando a pensare “prima o poi”. È un cambiamento di paradigma, il “faccio, ora, ciò che adesso mi rende felice” piuttosto del “compio una scelta, ma perché forse un giorno mi porterà felicità”».


Il viaggiatore ferma su un diario impressioni, sensazioni, pensieri che si tramutano in slam poetry. La musica diventa l’estensione naturale di sentieri poetici.


E, dopotutto, anche il teatro non è forse un viaggio?


«Ci sono situazioni, occasioni, momenti della vita in cui mi sento giudicato. Ed è per questo che faccio l’attore – esprime il protagonista, nel cammino. – Per salire sul palco. Per dire che sono Amleto e non Pietro. Per dire che mio padre è un fantasma. Ed è vero. Che sono il principe di Danimarca e che ci credo, facendo finta di non essere me stesso, almeno fino alla fine dello spettacolo, prima di scendere, leggero, dal palco e dire: “Vi prego, non giudicatemi, non ero io. Era un altro”». Info: www.contrada.it —


PIETRO CERCHIELLO CON VITTORIO SIMONETTO E GIACOMO TAMBURINI


«È un concept fatto di un fluire di parole, suoni e visioni e narra di un viaggio di 460 chilometri che ho compiuto davvero»


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