SE VUOI VEDERE BUON TEATRO SEGUI UNA PAZZA - @LTROPENSIERO.NET
- La Contrada TeatroStabilediTrieste
- 6 ore fa
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DI Luca Serafini

La firma la mise lo statunitense Tom Topor nel 1980, prima a Broadway, poi in un’azzeccata versione cinematografica con Barbra Streisand protagonista. Per scrivere “Pazza” non occorreva però avere lungimiranza, rendendo oggi così attuale e presente un testo vecchio di mezzo secolo: la condizione femminile, soprattutto di certe donne costrette al ghetto anche se – come in questo caso – figlie di una famiglia benestante, si ripete lineare, senza crocicchi agli occhi miopi del giudizio maschile.
La versione attuale, itinerante per tutta l’Italia, è firmata dalla regia di Fabrizio Coniglio che vi partecipa anche sul palco, nel ruolo dello psicanalista ingaggiato dai genitori della protagonista Claudia – prostituta accusata di omicidio – per farla dichiarare incapace di intendere e di volere e dunque farla internare, evitando l’onta del carcere.
Coniglio crea un ambiente volutamente minimal dove si recita per 90′ senza intervallo: qualche sedia, un tavolo, una macchinetta del caffè. Bastano e avanzano per ambientare la sala colloqui e il tribunale, affidando tutto il resto alla superba recitazione degli interpreti. Nessuno escluso.
Vanessa Gravina, anzitutto (Claudia). Nonostante lo straripante successo della fiction “Il paradiso delle signore”, che si protrae da anni nei pomeriggi Rai con un’audience che non conosce flessioni, non rinuncia mai alla sua vera vocazione, alla passione per il palcoscenico. Vanessa passa da Cecov a Pirandello, da Ibsen a Dacia Maraini, Eschilo, Agatha Christie, Plauto e Shakespeare con innata disinvoltura, intensa e credibile, immersa in ciascuno dei suoi personaggi con soave naturalezza. Il confronto con il giudice (Massimo Rigo, magistrale) e l’avvocato (Nicola Rignanese, più folle della sua assistita, un personaggio che si esalta mano a mano che gli eventi sembrano travolgerlo), i dialoghi con lo psicanalista, con i genitori (Maurizio Zacchigno e Gloria Sapio) tengono alte la suspense e la tensione senza mai debordare. La profondità dei dialoghi rende d’impatto l’opera, infatti, inchiodandoti. Ognuno è calato nel proprio ruolo per doti proprie e per la direzione di Coniglio, l’atmosfera è elettrica, con picchi elettrici e qualche sosta nel respiro dell’ironia, che non alleggerisce il dramma, anzi lo rimbalza in alto.
Claudia è pazza nel ribellarsi al giudizio, nel rinfacciare la condizione, nello spiegare il suo cammino e per questo Topor spinse man mano l’avvocato d’ufficio ad appassionarsi del caso e soprattutto il giudice – inizialmente irritato e rigido di fronte agli atteggiamenti della donna – ad approfondirne la personalità e comprenderne le reazioni. Rigo è esplosivo nella parte della toga suscettibile, pacato ed empatico quando gira il vento verso l’analisi dell’imputata. Rignanese sarebbe stato all’altezza della commedia italiana al fianco di Alberto Sordi. Zacchigno e Sapio, le figure delle quali lievitano col dipanarsi della vicenda con dettagli sorprendenti, accompagnano alla perfezione il loro coinvolgimento crescente.
Un’operazione perfettamente riuscita, uno spettacolo dopo il quale molti interrogativi del cuore hanno risposta, anche se purtroppo la cronaca quotidiana certifica che non abbia cambiato l’orientamento dell’animo umano.





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