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Sebastiano Somma e i due Lucio Sul palco omaggio a Dalla e Battisti - IL PICCOLO 08/03/24



Elisa Russo


«A Trieste manco da parecchio. È una gioia immensa ritrovare la città che amo, ha fatto da cornice a momenti importanti, con le riprese di "Un caso di coscienza" e "Senza Confini". Non sono mai riuscito a imparare il triestino, mi piace ma è difficilissimo».

L'attore Sebastiano Somma, qui anche regista, stasera alle 20.30 porta al Bobbio (evento speciale La Contrada) "Lucio incontra Lucio". Somma racconterà sul palco, insieme alle musiche cantate da Alfina Scorza, Elsa Baldini, Paola Forleo, Francesco Curcio e suonate da Marco De Gennaro, Gianmarco Santarpino, Aldo Vigorito, Giuseppe La Pusata e Lorenzo Guastaferro, la storia di due pilastri della musica italiana, nati nel 1943 a distanza di dodici ore: il 4 marzo Lucio Dalla e il 5 Lucio Battisti.


Somma, qual è il suo rapporto con la musica?

«È un condimento della mia vita quotidiana, me ne abbevero fin da piccolo. A suo tempo ho anche inciso un disco: trovate su YouTube il brano "E n'ata manera". Da ascoltatore ho spaziato dai brasiliani Nascimento, Toquinho (che ho avuto la fortuna di intervistare a San Paolo dove mi trovavo per un lavoro di Rai International). E tra i miei riferimenti, ovviamente, i due Lucio».

Come nasce l'idea di "Lucio incontra Lucio"?

«Proprio da un incontro, con l'autore Liberato Santarpino. Siamo nati nella stessa terra, io a Castellammare di Stabia e lui a Scafati. Parlando ci venne l'idea di dedicare uno spettacolo musicale ai due giganti».


In scaletta tante canzoni, da "Il mio canto libero" a "Caruso"...

«Non è però un concerto di cover, è uno spettacolo teatralizzato. Quattro cantanti fanno rivivere le emozioni dei grandi testi dell'immenso patrimonio artistico dei due, in un'ora e quaranta ci sono racconti, canzoni, musiche. È uno spettacolo elegante, raffinato, emozionante. Io, oltre aver curato la regia, sto in scena in mezzo a queste quattro voci, dietro ci sono i musicisti. Lo portiamo in giro da diversi anni, ovviamente nel mezzo faccio altre cose: gli spettacoli "Uno sguardo dal ponte" di Miller, "Matilde, l'amore proibito di Pablo Neruda", il reading tratto da "Il vecchio e il mare"».


Cosa accomuna Dalla e Battisti?

«Hanno un percorso differentissimo dal punto di vista umano ma sono accomunati da una grande passione che è quella della ricerca, erano sempre avanti agli altri. Entrambi amavano molto il mare che è presente nelle canzoni».


Parliamo di Trieste...

«Conservo gelosamente il Sigillo trecentesco che ho ricevuto dal sindaco Dipiazza. Tornerò il 19 giugno al teatro Verdi, invitato dal maestro Massimo Belli come attore narrante per un racconto in musica di Beethoven. Ma intanto appuntamento alla Contrada, dove sono andato come spettatore per tanto tempo. Non vedo l'ora di essere in Piazza Unità, di scendere in Cavana e andare a mangiarmi un bel paninazzo da Pepi s'ciavo. Ho coltivato amicizie storiche, con la famiglia Illy, il primario del Burlo Salvatore Alberico con cui preparai la serie "Nati ieri", e con la Fondazione Luchetta, grazie a Giovanni Marzini e Francesca Fresa, per loro ho realizzato anche dei cortometraggi viaggiando a Mostar e Sarajevo con una troupe tutta triestina, occupandoci delle storie di bambini legate alle guerre». —



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