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Struggente trasposizione del romanzo di Rumiz. Una storia d'amore con melodie dell'Est Europa e del vicino Oriente - IL GIORNALE DI VICENZA 28/2/24



Ricavare un testo teatrale dalla trama di un libro non è mai impresa semplice. Ancor più complicata diventa la cosa se l'opera presa a modello è un best seller di eterea sostanza come "La cotogna di Istanbul", romanzo-canzone di Paolo Rumiz che narra in forma poetica della fascinazione che da sempre lo scrittore triestino nutre per il mondo balcanico. C'hanno provato, con eccellente risultato, il drammaturgo Alberto Bassetti e il regista Alessio Pizzech confezionando una pièce dal titolo "Un sogno a Istanbul" rappresentata in due repliche al teatro Remondini nell'ambito della stagione teatrale bassanese e domani sera anche ad Arzignano.

Cogliendo appieno il carattere musicale insito nella scrittura di Rumiz, l'autore e il regista hanno affidato le fi la del racconto a un cantastorie che infiora la recita con affascinanti musiche dell'Est Europa e del vicino Oriente. Quello che ci vuole per creare il clima adatto a una struggente storia d'amore tra un ingegnere viennese, Max, e Maša, un'affascinante signora bosniaca, "chioma ramata, occhio tartaro e femori lunghi". Lei ha del trascorsi complicati, vissuti attraversando la storta recente del suo paese tra guerre fratricide e bombardamenti che fanno da sfondo a vicende personali intricate e drammatiche. A lui basta un'occhiata a quella creatura meravigliosa per innamorarsi perdutamente e impegnarsi anima e corpo, prima per conquistarne il cuore, poi prendersela accanto fino alla fine, nella buona e nella cattiva sorte. Un clima tra idillio e perdizione che si presta con sorprendente effetto alle atmosfere languide suscitate dalla "sevdalinka", un canto tradizionale bosniaco-erzegovese che fonde con grande efficacia elementi orientali ed europei. La dolorosa storia dei due amanti, avvolta dalle spire di questa musica incantata, diventa seducente al limite dello struggimento. Oggetto feticcio della rappresentazione è la mela cotogna di Istanbul, un frutto magico, giallo come il sole, profumato di tutte le essenze che si odorano nel va sti territori dell'Est Europa, paesi che i due protagonisti percorrono per giungere alla fine in riva al Bosforo, al con fini con l'Asia, dove Max raccoglie l'ultima mela che de porrà nella bara di Mata come simbolo della loro appassionata unione.

Alla riuscita della recita contribuiscono con pari me rito I quattro interpreti: Maddalena Crippa, una Maza travolgente quando, indossando una lunga parrucca rossa, strega l'animo di Max, rassegnata e dolente, a caporasato, quando il male la costringe alla resa: Maximilian Nisi, perfetto nell'incarnare i patemi amorosi dell'ingegnere austriaco e nell'assecondare con totale dedizione le richieste dell'amata, Adriano Giraldi, didascalico nel contrappuntare con i suoi commenti lo svilupparsi della vicenda affiancato da Mario Incudine che suonando una serie di strumenti patrimonio della musica popolare - fisarmonica, chitarra, chanter di cornamusa, bouzouki crea un tappeto musicale di grande suggestione. II pubblico segue con passione il dipanarsi del racconto e alla fine saluta gli attori con lunghi, meritatissimi, applausi.


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