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Teatro a leggio: Il controversialissimo “Girotondo” di Schnitzler Rivive al Bobbio di Trieste - LANOUVELLEVAGUE 12/11/25

  • Immagine del redattore: Teatro La Contrada
    Teatro La Contrada
  • 18 nov
  • Tempo di lettura: 2 min
semicerchio nero con persona che cammina sopra. La sagoma è di una donna nuda con il capo verso il basso. background grigio come nebbia. Girotondo è lo spettacolo inquestione del teatro a leggio del teatro stabile La Contrada

La stagione di “Teatro a Leggio” a Trieste continua a scavare nelle profondità della drammaturgia europea, e il prossimo appuntamento promette di essere tanto affascinante quanto scomodo.

Lunedì 17 novembre alle ore 18:00, il Teatro Orazio Bobbio ospiterà la lettura scenica di “Girotondo” (Reigen) di Arthur Schnitzler, un testo che, a oltre un secolo dalla sua creazione, conserva intatta la sua potenza corrosiva.


Un testo censurato, crudamente moderno

Scritto nel 1897, “Girotondo” fu messo in scena per la prima volta solo nel 1920 a Berlino, dove fu immediatamente censurato e sottoposto a procedimento giudiziario per “pornografia”. Oggi è considerato un capolavoro della letteratura teatrale, ma i suoi temi e la sua struttura continuano a generare un sottile senso di disagio.

Lo spettacolo, curato dalla regia di Elke Burul, vede in scena, oltre alla stessa regista, un cast di voci d’eccezione: Marzia Postogna, Valentino Pagliei, Giacomo Segulia ed Enza De Rose.


Il balletto dell’ipocrisia sociale

L’opera mette in scena una serie di incontri, spesso occasionali, che coinvolgono dieci personaggi appartenenti a diversi ceti sociali. Schnitzler descrive con cinico realismo il meccanismo degli amplessi che, sebbene vitali e necessari, sono seguiti da un immediato e malcelato distacco.

“Girotondo” è una critica impietosa alla società della Belle Époque, rivelandone l’ipocrisia:

  • Disincanto e Banalità: Il linguaggio dei personaggi è spesso una “maschera di sé stessi”, riducendo il sentimento a una routine o a un atto di potere.

  • Amore come Routine: In questo balletto scenico, finemente costruito e ripetitivo, l’ironia si muta in amarezza, e la passione in un atto fine a se stesso.

Il lavoro di Schnitzler, spogliato degli orpelli storici, resta uno scomodo specchio di una società in bilico tra realtà e rappresentazione, che si avvia con cieca pulsione verso l’autodistruzione.


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