Variante blues per il Brutto Anatroccolo di Andersen - IL PICCOLO 30/12/25
- La Contrada TeatroStabilediTrieste
- 7 gen
- Tempo di lettura: 2 min
La storia adattata ai palchi teatrali viene potenziata dal contributo della musica

C’è una musica che nasce dal cuore, dalla malinconia, dall’amore e si trasforma in bellezza: è il blues. Ed è proprio sulle note di questo genere così profondo che la Contrada mette in scena la sua nuova produzione per il Teatro dell’Infanzia e della Gioventù. Dal 3 al 6 gennaio 2026, il Teatro Orazio Bobbio ospiterà “Il Brutto Anatroccolo: un Pennuto in blues”, una rilettura poetica e sensoriale della celebre fiaba di Andersen. Firmata dalla regia di Giulio Settimo, lo spettacolo compie una scelta coraggiosa e affascinante: eliminare quasi totalmente il testo parlato. Nel corso della rappresentazione, gli spettatori udiranno solo sei parole chiave: bello, brutto, felice, triste, solo, insieme. Tutto il resto è affidato alla suggestione e soprattutto alla potenza della danza, tantissima musica (contrabbasso, xilofono, percussioni ritmiche, chitarra elettrica), curata da Enza De Rose, in scena insieme a Valentino Pagliei e Francesco Paolaferra, che hanno partecipato alla creazione delle musiche. In questo universo scenico, le emozioni non si spiegano, si ascoltano. La musica diventa il respiro dei protagonisti, il battito dei loro cuori, il rumore dei loro passi, trasformando il palco in un paesaggio acustico dove ogni suono ha un colore e ogni silenzio un significato.
In scena, tre attori formano la “Banda dei Pennuti”, un’insolita formazione musicale che, attraverso strumenti e oggetti sonori, dà vita ai pupazzi creati da Eric Gerini. Non sono solo esecutori, ma veri e propri artigiani dell’emozione che guidano il pubblico attraverso atmosfere vibranti e giochi ritmici. I costumi di Morana Petrovic completano l’estetica di un lavoro che fonde il teatro di figura – burattini fatti con materiali 3D, maschere – con una forte componente musicale.
Il Brutto Anatroccolo non è una storia “sbagliata” a crescere, ma un individuo che si scontra con l’incoerenza del mondo esterno. Il fulcro della narrazione non è la trasformazione fisica in cigno, ma una rivelazione interiore: “Il punto centrale non è che diventi fuori, bensì ciò che scopre dentro”. Il Brutto Anatroccolo capisce che non è lui a essere sbagliato, ma sono le aspettative del mondo a non corrispondere alla sua natura. È un invito a riconoscere la fragilità dei concetti di “bello” e “brutto”, scoprendo che la vera chiave per la felicità risiede nell’ascolto di sé e nell’incontro con l’altro. Lo spettacolo è un’esperienza sensoriale adatta a spettatori di ogni età, dalla durata di un’ora, perfetta per chiudere le festività natalizie con una riflessione profonda e attraversata dalla suggestione della musica.
Le repliche si terranno il 3 gennaio alle 16.30, il 4 gennaio alle 11, e il 5 e 6 gennaio alle 16.30.












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