Goldoni e i giovani d’oggi l’eterno dramma della gelosia con Gli Innamorati - LA REPUBBLICA 02/02/26
- La Contrada TeatroStabilediTrieste
- 17 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 20 feb
di SIMONA SPAVENTA

Sono passati più di due secoli eppure Gli innamorati, commedia che il genio di Carlo Goldoni scrisse nel 1759, resta ancora oggi un acuto manuale di nevrosi e infelicità d'amore. Una freschezza senza tempo che la regia di Roberto Valerio, al Menotti da domani, sottolinea con un allestimento che sposta l'azione dal Settecento ai giorni nostri. La trama ha al centro due giovani innamorati. Figli della nobiltà decaduta e della buona borghesia arricchita, Eugenia e Fulgenzio si amano e frequentano da un anno, ma non smettono di tormentarsi a vicenda. Seppure nessun ostacolo concreto si opponga al loro amore, basta il fatto che lui viva sotto lo stesso tetto con la cognata Clorinda a scatenare i sospetti di lei, in una girandola di equivoci alimentati dai personaggi di contorno, tra cui spicca lo zio e tutore di lei Fabrizio, che chiacchiera troppo e fomenta i dubbi. Se Goldoni aveva scelto di ambientare questo dramma della gelosia Milano, la regia di Valerio sposta l'azione in un tempo recente e in una città di oggi, non definiti con precisione.
«Amo i classici – afferma il regista, che nella sua carriera ha messo in scena Molière, Checov, Pirandello e ha collaborato con Umberto Orsini – e mi diverte metterli in scena perché al loro interno hanno tematiche contemporanee». Da qui costumi e scenografia calati in età contemporanea: «L'idea mi è venuta dal personaggio dello zio che è una maschera meravigliosa, un fanfarone che colleziona oggetti d'arte. Ho pensato che potesse essere arte contemporanea, così abbiamo introdotto riferimenti a Damien Hirst e Maurizio Cattelan con degli animali giganteschi in scena».
Eliminata ogni sovrastruttura d'epoca, lo spettacolo mira a raccontare la storia in modo diretto e asciutto, con decisi tagli sull'originale: «Goldoni mostra l'innamoramento in tutte le sue sfaccettature. Eugenia (interpretata da Valentina Carli, ndr) è una ragazza molto spigolosa, una gatta forastica, mentre Fugenzio (l'attore Leone Tarchiani) è più ingenuo, un po' giuggiolone, anche se è puntiglioso. Questo contrasto genera bisticci continui, e la commedia in fondo si compone di tre variazioni di litigate e riappacificazioni. Ma in fondo quello che mi interessava di più è mostrare la fragilità dei giovani, che non è cambiata nei secoli: conosco molti ragazzi e ho dei nipoti di quell'età, e sono così. L'amore ci rende ridicoli agli occhi degli altri». Con questo taglio, la commedia pur nella fedeltà al testo assume un sapore più drammatico, con momenti chiaroscuro. Ma si conclude con l'immancabile lieto fine, le nozze dei due innamorati e la festa dell'intero cast: con i giovani Valentina Carli e Leone Tarchiani, Claudio Casadio nei panni dello zio Fabrizio, e ancora Loredana Giordano, Maria Lauria, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri e Alberto Gandolfo.




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