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“Il Brutto Anatroccolo: un pennuto in blues” al Teatro Orazio Bobbio di Trieste dal 3 al 6 gennaio 2026 - LANOUVELLEVAGUE 31/12/25

  • Immagine del redattore: La Contrada TeatroStabilediTrieste
    La Contrada TeatroStabilediTrieste
  • 23 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 1 giorno fa

C’è una musica che nasce dal cuore, dalla malinconia e dall’amore e si trasforma in bellezza: è il blues. Proprio sulle note di questo genere profondo, La Contrada porta in scena la sua nuova produzione per il Teatro dell’Infanzia e della Gioventù: “Il Brutto Anatroccolo: un pennuto in blues”, in programma al Teatro Orazio Bobbio di Trieste dal 3 al 6 gennaio 2026.


Locandina dello spettacolo Il Brutto Anatroccolo. Un Pennuto in Blues. Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Bobbio de La Contrada Teatro Stabile di Trieste

Una rilettura poetica della fiaba di Andersen

Lo spettacolo, firmato dalla regia di Giulio Settimo, propone una scelta coraggiosa: eliminare quasi totalmente il testo parlato. Gli spettatori udiranno solo sei parole chiave: bello, brutto, felice, triste, solo, insieme. Tutto il resto è affidato alla gestualità e alla musica, curata da Enza De Rose, in scena insieme a Valentino Pagliei e Francesco Paolo Ferrara, che hanno partecipato alla creazione delle musiche.


Musica e teatro in simbiosi

L’universo scenico dello spettacolo si costruisce intorno al blues e a un paesaggio sonoro vivo, grazie a contrabbasso, xilofono, percussioni ritmiche, chitarra, tastiere e kazoo. La musica diventa respiro dei protagonisti, battito dei loro cuori e rumore dei passi, trasformando il palco in un vero e proprio paesaggio acustico.


Band dei Pennuti e teatro di figura

In scena tre attori formano la “Band dei Pennuti”, che dà vita ai pupazzi creati da Eric Gerini, unendo burattini, maschere e oggetti 3D. I costumi di Morana Petrović completano un’estetica originale, dove il teatro di figura incontra la performance musicale live.


Il protagonista non è un’anatroccolo che sbaglia a crescere, ma un individuo che si scontra con le rigide aspettative del mondo esterno. Il fulcro della narrazione è la scoperta interiore: ciò che conta non è ciò che diventa fuori, ma ciò che scopre dentro di sé. È un invito a riflettere sulla fragilità dei concetti di “bello” e “brutto” e sull’importanza dell’ascolto di sé e dell’incontro con l’altro.



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