L'attualità dell'ironia di Goldoni nello zio folle di Casadio - IL PICCOLO 10/1/26
- Teatro La Contrada

- 2 giorni fa
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Annalisa Perini
GIi innamorati di Carlo Goldoni hanno compiuto piu di 260 anni, ma sono ancora giovani. E attraverso pungente intelligenza dell'autore si fanno interpreti di impetuose dinamiche dei sentimenti, fragilità, contradizioni, litigi, passione, gelosie, ripicche riavvicinamenti. Nel raccontare «un amore più violento di tutti gli altri» nei giorni nostri portano anche una riflessione attualissima. A farli rivivere in scena, da giovedì 15 a domenica 18 gennaio al Teatro Bobbio, con l'adattamento e la regia di Roberto Valerio, sarà una nuova produzione nata dalla collaborazione tra La Contrada, Accademia Perduta/Romagna Teatriela Pirandelliana. In scena Claudio Casadio e Loredana Giordano assieme a valenuna Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauria, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri e Alberto Gandolfo, con ampio spazio ad attori under 35.
Le musiche di Paolo Coletta e l'allestimento scenico di Guido Fiorato contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa tra leggerezza e dramma. Valerio spoglia il testo da fronzoli settecenteschi, restituisce uno spettacolo asciutto e diretto che si concentra sulla violenza psicologica e la passione bruciante che lega i protagonisti, Eugenia e Fulgenzio. E a lare da contrappunto alla loro vicenda interviene una galleria di personaggi secondari che arricchiscono la trama di ironia e scompiglio. Spicca la figura di Fabrizio, lo zio di Eugenia, che, interpretato da Claudio Casadio crea continui intrecci drammaturgici e momenti di ilarità, motore comico nella struttura narrativa. Vincitore del Marc'Aurelio d'Oro al Festival Internazionale del Film di Roma e del David di Donatello per il suo ruolo in "L'uomo che verrà nel 2023 Miglior Attore Premio Nazionale Franco Enriquez, l'attore afferma amare molto questo personaggio bonario e chiacchierone.
Fabrizio è un bugiardo cronico, tra esaltazioni e racconti ingigantiti.
«È uno zio folle che vive alla grande, pur non avendo soldi. Vorrebbe accasare la nipote, ma si arrampica come può. Ama molto l'arte, pensa di intendersene alquanto e invece colleziona delle patacche credendole opere originali. Come "maschera" mi piace però perché, oltre a essere molto divertente, nella parte sana della sua follia ci ricorda l'importanza di avere ancora delle aspirazioni e dei sogni sebbene nella pesantezza della quotidianità».
Goldoni peraltro ci dice che i difetti non si accompagnano per forza a un cuore cattivo.
«Gli innamorati, Eugenia e Fulgenzio, sono buoni, però non si capiscono tra loro, l'una gelosa per possesso, l'altro molto interessante che, nel vedere i loro atteggiamenti e comportamenti meno funzionali, anche i loro coetanei di oggi, oltre ad assistere a una storia con un lieto fine, possano riflettere su degli aspetti di quella che è una relazione che presenta aspetti di tossicità. Viene da chiedersi: ha davvero senso continuare ad alimentare a ogni costo un amore come questo? Come andrà la loro storia tra qualche anno? forse ci vorebbe un sequel per scoprirlo!».
Di solito ci si interroga sul futuro dei personaggi quando li si percepisce come veri e si entra molto nelle loro vicende.
«Risultano molto reali, anche grazie all'ambientazione, che ricorda un palazzo nobile in decadenza, opere molto colorate richiamano all'arte pop. Noi attori più maturi portiamo avanti una parte più "classica", i giovani, con la loro impetuosa freschezza, anche virgole di contemporaneità. Risulta quindi uno spettacolo godibile per tutti. Il testo, che comunque non viene stravolto, contiene dinamiche universali e riconoscibiIi. Una commedia d'amore diventa anche un indagine quasi cupa su un sentimento che degenera in gelosia ossessiva e incomprensione, rendendo i due giovani incapaci di godere della reciproca felicità nonostante la libertà di cui godono».












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