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Le"Baruffe"in Città vecchia parte la stagione del Bobbio - IL PICCOLO 16/10/25

  • Immagine del redattore: Teatro La Contrada
    Teatro La Contrada
  • 16 ott
  • Tempo di lettura: 2 min
Baruffe è uno spettacolo che andrà in scena al Teatro Bobbio de La Contrada di Trieste. Quattro donne girate di spalle con mezzi volti visibili. hanno i capelli raccolti. Colori chiari, Background case e monti.

Annalisa Perini


Un canto corale alla vitalità del popolo di mare, che nono-stante le fatiche, continua affettuosamente a "sbarufarse", ridendo e amando con ostinazione. In un intreccio di dialetti, culture e salsedine, "Le Baruffe Chiozzotte" di Carlo Goldoni diventano triestine, e il battito del cuore popolare si sposta nel ventre vivo della Città Vecchia, alla fine degli anni Trenta. "Baruffe" è la nuova produzione del la Contrada, e con il suo debutto, oggi alle 20.30 al teatro Bobbio, ne inaugura la nuova stagione. Lo spettacolo è una rilettura contemporanea del capolavoro goldoniano ed è scritto da Lino Marrazzo, che è anche alla regia, e da Eva Maver.


Ne sono protagonisti Ariella Reggio, Marzia Postogna, Maurizio Repetto, Maurizio Zacchigna, Elena Husu, Enza De Rose, Giacomo Segulia e Omar Giorgio Makhloufi. Pur es-sendo una trascrizione e riduzione della commedia originale, queste "Baruffe" ne assorbono la musicalità sino a immergersi nella dimensione del teatro musicale. La parola, adattandosi a un respiro triestino, più ruvido e ironico, fonde lingue e dialetti in una miscela unica. Le musiche, a cura di Enza De Rose, vedono canzoni recitate alternarsi a brani che accompagnano, anticipano e inseguono l'azione dalla versione reinterpretata di "Adio Citavecia" di Angelo Cecchelin a incursioni musicali rivisitate dei brani di "Cabaret" come "Wilkommen" di John Kander e Fredd Ebb.


Le scene e i costumi sono firmati da Andrea Stanisci e il disegno luci edi Bruno Guastini. Lino Marrazzo, "Le Barufte Chiozzotte". ,la cui "prima' si tenne alla fine del gennaio del 1762 al Teatro San Luca di Venezia, è l'ultima commedia scritta da Carlo Goldoni prima del suo trasferimento a Parigi. «Ed è frutto anche di una sua esperienza durante un soggiorno a Chioggia. Era rimasto colpito dalle baruffe che si generavano nelle piazzette e tra i vicoli. Quasi sempre scaturivano da motivi semplici, erano battibecchi che si rincorrevano tra le viuzze strette del centro, e che mai, veramente sfociavano in tragedia. Anzi spesso l'epilogo era un lieto fine, con un fidanzamento, un matrimonio, una stretta di mano, un brindisi corale.


Cosa germoglia dalle "Baruffe" immerse in un contesto triestino? «Una nuova vitalità, e non più soltanto litigi d'amore e di gelosia. In Città Vecchia le pietre consumate dal mare conservano ancora oggi il rumore dei passi e delle voci di chi vive di confine, commercio e mare. E mentre la commedia mantiene il suo fondo brillante, esplora però anche livelli psicosociali: gli emarginati, il popolo sottomesso, i diritti cancellati».


Perché avete scelto un'ambientazione anni Trenta? «Nel cogliere l'anima popolare, sincera della città, abbiamo voluto arricchire la trama originale con un contesto storico. L' atmostera è permeata anche dell'approssimarsi di due eventi, l' abbattimento del ventre storico della Città Vecchia per far posto a nuove costruzioni in stile fascista e l'avvento delle leggi razziali. I personaggi, che già in Goldoni erano la forza delle "Baruffe" insieme alla parola, qui trasmettono anche un' umanità sospesa tra nostalgia, precarietà, timore del cambiamento e desiderio di futuro».


La piazzetta evocata incarna comunque un aspetto universale. «Si, per la vita che la anima attraverso il cuore della sua gente semplice. E racconta, oggi, incontri, affettuose schermaglie, solidarietà e vicinanza anche nel dialogo da una finestra all'altra, e così un mondo che era più vivo, più aperto, non rinchiuso negli involucri distanti delle chat».


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