Sonata per tubi: 60 incantevoli minuti - CENTRAL PALC 05/03/26
- La Contrada TeatroStabilediTrieste
- 4 giorni fa
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di Prunella

Ammiccano. Occhieggiano. Assemblano. Suonano. Gorgheggiano (solo Maila). Cantano. Polifonicamente. Giocano. Scherzano. Rimbrottano. Smorfeggiano. Caprioleggiano (solo Marilù, la più elastica, la più giovane). Per sessanta incantevoli minuti.
Sonata per Tubi, spettacolo del 2019 della Compagnia Nando e Maila, è stato ospite al Teatro dei Fabbri (Trieste) per la quinta Rassegna di teatro contemporaneo organizzato da La Contrada, il 21 e 22 gennaio 2026.
E’ un circo dell’invenzione, a tratti surreale. Un teatro di famiglia. Musicattori circensi. Padre, Ferdinando D’Andria. Madre, Maila Sparapani. Figlia, quasi diciannovenne, Marilù D’Andria, che il palcoscenico, l’ha calcato ancora quando era nella pancia della sua mamma. Come le compagnie di una volta.
Perché Sonata per tubi? Perché tutto può diventare strumento, ma non solo percussioni alla maniera degli Stomp. No, perché, avete presente quei tubi componibili arancioni fluo che vengono usati nell’edilizia e nel fai da te? Be’ diventano un contrabbasso e violoncello con tanto di corde, e con archetti o tubi più piccoli, Nando e Maila sgranano le note di Rossini, ma il suo nome qual è?, Maila si confonde. Poi le note diventano rock, diventano Pink Floyd e Rolling Stone, ma poi per carità, ritorniamo al classico con Aria sulla quarta corda di Bach. Aria… con un piccolo ventilatore. La platea, purtroppo solo una trentina di persone, scoppia a ridere. E poi Beethoven e il suo Inno alla gioia.
Archetti lanciati e scambiati. L’arco diventa doppio e si rompe, ma le note dell’Inno galleggiano in sala.
Poteva mancare il coinvolgimento del pubblico? Certo che no. Due volontari uomini e due donne. A ciascuno un tubo. Igienizzato, precisa Maila, e i quattro, colpendosi la testa con il tubo, proseguono nell’esecuzione dell’Inno alla gioia. Orchestra intonata e travolgente.
Improvvisamente dalle quinte sbucano delle mani.
Una sgargiante adolescente, Marilù (compone, canta; ginnasta a livello agonistico), che inizia a spandere frammenti musicali con bacchette e filo. E tutti e tre strofinano, battono, mentre Marilù rotola, fa spaccate, salti e come nella miglior tradizione circense si inizia a giocare con le clave, si fa musica con i diablo, uno a dire il vero si trasforma in un cavallo imbizzarrito, quello di Maila. Si fa musica anche con un brandello di palloncino, Summertime, mentre polvere di stelle scintilla sul palcoscenico in un’atmosfera fatata grazie anche al disegno luci di Federico Cibin.
Il battere dei piedi. Equilibri fragili, mentre fanno le pertiche tenendosi per mano. Questo deve essere il teatro. Una fragranza di idee distillate con sapienza, in maniera naturale, che poi naturale non è perché dietro c’è un duro lavoro, ma il risultato sembra semplice e immediato. Bravura, capacità di usare la tecnologia, abilità acrobatiche, originalità non fine a se stessa. Uno spettacolo amato coccolato cresciuto aggiornato fatto con il cuore. Sessanta minuti che ci hanno fatto dimenticare che lì fuori ci sono le guerre e i nostri malumori quotidiani, tutti i telefonini nelle borse, nessun spettatore distratto o svogliato. Nando Maila e Marilù sono stati come il tappo di champagne che salta via e ci inonda con la sua spuma esuberante. E per concludere mentre mamma e papà suonavano, Marilù ci ha deliziati con una sua canzone, non a caso all’attivo ha già due album.
Gli applausi e i bravi hanno increspato una conclusione di serata perfetta.




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