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The Other Side. Oscillando o detonando, come si attraversa un confine? - LA NOUVELLE VAGUE 27/04/26

  • Immagine del redattore: La Contrada TeatroStabilediTrieste
    La Contrada TeatroStabilediTrieste
  • 20 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min
Fotografia di The Other Side, lo spettacolo è una coproduzione de La Contrada Teatro Stabile di Trieste

Di Linamaria Palumbo


È probabilmente una coincidenza, ma il giorno stesso di The Other Side chi scrive si è imbattuta in un articolo che racconta di un’altalena installata su un confine, in un posto che è insieme enclave ed exclave tra Paesi Bassi e Belgio. La parte belga si chiama Baarle-Hertog, Baarle-Nassau è invece la parte olandese. Per un totale di 30 confini. Porre un’altalena in un posto così è certamente un gesto semplice, quasi infantile, che permette di attraversare una linea politica oscillando, trasformando la separazione in relazione.


Lo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia La Contrada Teatro Stabile di Trieste arriva allo stesso nodo, il confine, ma lo fa scegliendo un’immagine opposta: non il movimento leggero di un’altalena, ma l’urto della guerra.


Lo spettacolo affronta il confine in tutte le sue declinazioni: geografico, familiare, psicologico. La guerra è lo sfondo, il detonatore, di una narrazione che mette in scena lo smembramento delle relazioni, l’infanzia interrotta, la perdita di orientamento. Materiale denso, che ambisce a essere stratificato.


Dal punto di vista registico, però, alcune scelte sembrano giocare contro questa ambizione. L’accoglienza del pubblico in sala, accompagnata da suoni di esplosioni e dall’avvio immediato dei dialoghi, crea un effetto interessante sulla carta ma nella pratica genera spaesamento: per almeno il primo minuto, una parte consistente degli spettatori non si rende conto che lo spettacolo sia già iniziato. E il rischio, qui, non è tanto quello di rompere la quarta parete, quanto di perdere il patto iniziale con chi guarda.


Anche i primi scambi tra marito e moglie faticano a trovare una vera tensione. I dialoghi risultano un po’ sfilacciati, con un ritmo che tarda a ingranare, come se la drammaturgia cercasse ancora il proprio fuoco. È un inizio che chiede pazienza allo spettatore.


Quando entra in scena il militare, invece, qualcosa cambia. Il ritmo si compatta, la presenza si fa più incisiva, e si ha la sensazione che proprio questo personaggio sia stato oggetto di una scrittura più precisa, più cesellata. Non è necessariamente un problema, ogni storia ha i suoi poli magnetici.


C’è poi una questione più sottile, ma centrale: la quantità di temi in gioco. Il confine, la follia della guerra, la disgregazione familiare, l’infanzia negata. Tutto è pertinente, tutto è urgente. Ma tutto insieme rischia di diventare troppo. A un certo punto lo spettatore si trova a chiedersi su cosa dovrebbe concentrarsi. E quando il pensiero si divide, anche l’emozione fatica a sedimentare.


Detto questo, The Other Side resta un lavoro che prova a stare dentro una complessità reale, senza scorciatoie. E non è poco. Anzi, è forse il suo valore principale: non semplificare.


Se l’altalena dell’articolo de European Correspondent suggeriva un attraversamento leggero, quasi utopico, qui il passaggio è più faticoso, accidentato, a tratti doloroso. Ma forse è proprio in questa distanza che si apre uno spazio interessante: tra l’idea di confine che immaginiamo e quella che continuiamo a costruire.


E allora, più che aspettare altalene, viene da chiedersi se siamo ancora capaci di riconoscere il punto esatto in cui una linea smette di dividere e inizia, impercettibilmente, a mettere in relazione.


The Other Side


di Ariel Dorfman

regia Marcela Serli

con Elisabetta Pozzi, Gigio Alberti e Giuseppe Sartori

scene Maria Spazzi

costumi Mateijka Horvat

musiche Daniele D’Angelo

aiuto regia Enza De Rose

traduzione Alessandra Serra

produzione La Contrada Teatro stabile di Trieste,

Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova e Associazione Mittelfest

In collaborazione con Teatro Stabile Sloveno di Trieste – Slovensko stalno gledališče


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