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Il Brutto Anatroccolo diventa blues: la fiaba senza parole che emoziona grandi e piccoli al Teatro Bobbio - TRIESTE NEWS 02/01/26

  • Immagine del redattore: La Contrada TeatroStabilediTrieste
    La Contrada TeatroStabilediTrieste
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min
Foto dello spetacolo Brutto Anatroccolo. Un Pennuto in Blues. Lo spettacolo è una produzione La COntrada Teatro Stabile di Trieste

02.01.2026 – 20.30 – C’è una musica che nasce dal cuore, dalla malinconia, dall’amore e si trasforma in bellezza: è il blues. Ed è proprio sulle note di questo genere così profondo che La Contrada mette in scena la sua nuova produzione per il Teatro dell’Infanzia e della Gioventù. Dal 3 al 6 gennaio 2026, il Teatro Orazio Bobbio ospiterà Il Brutto Anatroccolo: un pennuto in blues, una rilettura poetica e sensoriale della celebre fiaba di Andersen. Firmato dalla regia di Giulio Settimo, lo spettacolo compie una scelta coraggiosa e affascinante: eliminare quasi totalmente il testo parlato. Nel corso della rappresentazione, gli spettatori udiranno solo sei parole chiave: bello, brutto, felice, triste, solo, insieme. Tutto il resto è affidato alla gestualità e, soprattutto, alla potenza della musica (contrabbasso, xilofono, percussioni ritmiche, chitarra, tastiere e kazoo), curata da Enza De Rose, in scena insieme a Valentino Pagliei e Francesco Paolo Ferrara, che hanno partecipato alla creazione delle musiche.


In questo universo scenico, le emozioni non si spiegano: si ascoltano. La musica diventa il respiro dei protagonisti, il battito dei loro cuori e il rumore dei loro passi, trasformando il palco in un paesaggio acustico dove ogni suono ha un colore e ogni silenzio un significato. In scena, tre attori formano la “Band dei Pennuti”, un’insolita formazione musicale che, attraverso strumenti e oggetti sonori, dà vita ai pupazzi creati da Eric Gerini. Non sono solo esecutori, ma veri e propri artigiani dell’emozione, che guidano il pubblico attraverso atmosfere vibranti e giochi ritmici. I costumi di Morana Petrović completano l’estetica di un lavoro che fonde il teatro di figura – burattini realizzati con materiali 3D, maschere e il pupazzo del Brutto Anatroccolo nelle sue diverse evoluzioni – con la performance live. Il protagonista di questa storia non è un essere che “sbaglia” a crescere, ma un individuo che si scontra con le richieste rigide e incoerenti del mondo esterno. Il fulcro della narrazione non è la trasformazione fisica in cigno, ma una rivelazione interiore: «Il punto centrale non è ciò che diventa fuori, bensì ciò che scopre dentro. Il Brutto Anatroccolo capisce che non è lui a essere sbagliato, ma sono le aspettative del mondo a non corrispondere alla sua natura».


È un invito a riconoscere la fragilità dei concetti di bello e brutto, scoprendo che la vera chiave per la felicità risiede nell’ascolto di sé e nell’incontro con l’altro. Lo spettacolo è un’esperienza sensoriale adatta a spettatori di ogni età, della durata di un’ora, perfetta per chiudere le festività natalizie con una riflessione profonda attraverso la suggestione della musica.



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