La Bisbetica Domata al Ferento Teatrofestival - ONTUSCIA 02/08/25
- La Contrada TeatroStabilediTrieste
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Una rilettura contemporanea del classico shakespeariano
Sul suggestivo palco del teatro romano di Ferento, immerso nella cornice senza tempo del Festival, è andata in scena La bisbetica domata di William Shakespeare, nella traduzione e adattamento di Francesco Niccolini e con la regia di Roberto Aldorasi. Una produzione firmata La Contrada – Teatro Stabile di Trieste, con un cast di grande esperienza: Amanda Sandrelli, Pietro Bontempo, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Adriano Giraldi, Riccardo Naldini e Lucia Socci. Le scene di Francesco Esposito, i costumi di Giuliana Colzi, le luci di Samuele Batistoni e le musiche di Elena Nico hanno contribuito a creare un allestimento curato e avvolgente.
Un classico rivisitato con ironia e profondità
Il pubblico ha accolto con entusiasmo una rappresentazione che, pur mantenendo la struttura “classica” del testo, ne ha proposto una lettura fresca e sorprendente. La bisbetica domata è, per sua natura, una commedia senza tempo, ma in questa versione si è trasformata anche in uno specchio delle contraddizioni e delle tensioni della contemporaneità, parlando di libertà, identità e desiderio di essere ascoltati.
La Caterina interpretata da Amanda Sandrelli non è più la “dama addomesticata” del teatro elisabettiano: è un personaggio complesso, antipatico e intransigente, ma al tempo stesso custode di un sogno romantico, quello di un matrimonio fondato sull’amore e non sulla convenienza. Sotto la corazza della ribellione si intravede una giovane donna che aspira a un mondo diverso.
Dalla risata al disagio: un ribaltamento di prospettiva
Nella Padova cinquecentesca di Shakespeare, i personaggi sono imprigionati in una rete di convenzioni sociali e ipocrisie. All’epoca, la “redenzione” di Caterina attraverso l’obbedienza veniva vista come un lieto fine edificante, capace di strappare risate e approvazione. Oggi, invece, la rilettura di Aldorasi mette in luce un sottotesto più inquietante: il Petruccio di scena non è un seduttore romantico, ma un uomo che mira a piegare una “preda” con la forza e l’inganno.
Tra travestimenti e gag comiche, affiora una violenza sottile ma costante, che nella realtà di oggi riecheggia nelle cronache di femminicidi e abusi. Il vero dramma si consuma lontano dagli occhi del pubblico: quando la porta si chiude e Caterina abbassa il capo, non si celebra una conquista, ma si assiste alla perdita della sua identità.
Una commedia che diventa tragedia
Il finale lascia un retrogusto amaro: dietro la facciata del lieto fine si nasconde un prezzo altissimo, quello della sottomissione totale. La regia ha trasformato La bisbetica domata in una riflessione amara sulla condizione femminile, dove l’“addomesticamento” non è una vittoria, ma una sconfitta irreparabile. La domanda che rimane sospesa nell’aria è semplice e brutale: a quale prezzo si può domare una donna?












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