PAZZA – regia Fabrizio Coniglio - SIPARIO 19/02/26
- La Contrada TeatroStabilediTrieste
- 19 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Pierluigi Pietricola

La Contrada Teatro Stabile di Trieste
presenta
VANESSA GRAVINA NICOLA RIGNANESE
PAZZA di Tom Topor
con Maurizio Zacchigna, Fabrizio Coniglio
Massimo Rigo, Gloria Sapio
scene Gaspare De Pascali
costumi Sandra Cardini
musiche Enza De Rose
luci Bruno Guastini
adattamento e regia FABRIZIO CONIGLIO
Roma – Teatro Quirino Vittorio Gassman 17 . 22 febbraio 2026
“Oh mio Dio! – sbotta Claudia, protagonista di Pazza, sentendosi dare della folle per l’ennesima volta nell’udienza – Ma che ve ne importa se per vivere ho fatto la puttana? Questo non ha nulla a che vedere con la mia sanità mentale, ma solo con la paura del giudizio su di me che hanno gli altri in virtù del quale una ragazza di buona famiglia, anche ricca, non può fare la squillo”. Ecco la chiave della commedia di Tom Topor, in scena al Quirino.
Claudia, escort di lusso, ha ucciso un suo cliente e rischia la condanna per omicidio. Per evitare lo scandalo, oltre che per salvarla, la madre e il patrigno la fanno dichiarare incapace di intendere e di volere, e viene rinchiusa in un istituto psichiatrico. Da lì potrà uscire in poco tempo, dicono. Tanto vale affrontare il sacrificio. Così si metteranno a tacere anche le malelingue. Claudia però non ci sta. Si sbarazza dell’avvocato che i familiari le hanno messo a disposizione e affida la difesa a un legale d’ufficio, Aaron Levinsky: un uomo impacciato, non un principe del foro a vederlo. E però, forte del suo senso pratico, va subito al sodo della questione e capisce che Claudia non ha fatto quello di cui la si accusa per un atto sconsiderato del tutto gratuito. Ma, cosa più importante, secondo lui non è pazza. Al punto che, d’accordo con la sua assistita, rifiuta di sottoporla all’ennesima valutazione psichiatrica da parte del tribunale.
All’udienza, man mano che i teste vengono interrogati, si scoprono gli scheletri nell’armadio: gli abusi sessuali che il patrigno esercitava su Claudia, il silenzio da parte della madre – per paura? Per convenienza? –, la carica di aggressività di Claudia. Si comprenderanno anche le ragioni dell’omicidio da lei commesso. Cosa fondamentale: tutti si rendono consapevoli che questa donna non è pazza, è in sé e può affrontare il processo. Verrà liberata dall’istituto psichiatrico in cui è rinchiusa in attesa di essere giudicata.
Fabrizio Coniglio, che ha curato la regia e l’adattamento, ha realizzato uno spettacolo agile, ben recitato nell’insieme. Vanessa Gravina (Claudia) è stata convincente, molto passionale soprattutto nel suo monologo di sfogo quando non può, non vuole più accettare di essere definita a forza pazza. Nicola Rignanese (Levinsky), a parte una dizione a volte troppo frettolosa con parole poco comprensibili, ha impersonato bene il ruolo dell’avvocato praticone che si balocca malvolentieri in stupidi cavilli giuridici, preferendo la sostanza alla forma. Anche Gloria Sapio, nei panni della madre di Claudia, è stata brava nell’impersonare una donna piena di pregiudizi, pur essendo qui e lì un tantino rigida oltremisura (un difettuccio che migliorerà nel corso delle repliche).
Alla fine questa Pazza è risultato un buono spettacolo, con una morale condivisibile e anche ovvia, bisogna pur dirlo; ma sempre attuale: lo scandalo è nel pregiudizio e negli occhi di chi guarda. Proprio per questo non va mai subito, ma affrontato con coraggio.
Come Claudia ci insegna.



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